FRAMMENTI 2

BRANO DA “L’ASSASSINO CHERUBICO”

Alex Zanotelli? Perche’ non lo fanno papa?

Da Sua Eminenza Cardinal Erminio Rupestri.
A Padre Angelo De Liguori.

Caro Angelo,
… ho incontrato a Roma un interessante rabbino, si chiama Shlomo Bekhor e proviene da un’antica famiglia sefardita. Ho letto il mensile da lui pubblicato: Sabbat Shalom.
La peculiarità di questa pubblicazione è che ossessivamente medita sulla venuta del Messia e ho pensato, inviandogliela, che la troverà molto interessante per i suoi studi e per il suo libro su Sabbatai Zevi. Il misticismo ebraico è affascinante. Ho anche acquistato un libro di Simon Jacobson sul pensiero di un altro Rebbe, Menachen Mendel Schneerson, sul quale, se ben ricordo, Lei ha già scritto. Questo mistico attendere è vago ma estremamente commovente. Dopo Auschwitz la trepidante attesa del Messia mi sembra fuori luogo e forse un tantino assurda, ma questo sarà a causa della mia povera fede anchilosata.
Shlomo Bekhor mi ha presentato un suo giovane allievo che mi ha spiegato il pensiero basilare di questi santi che si consumano, come candele, nella trepidante attesa del Messia e del “mondo a venire”. Questi rabbi credono che il giorno della venuta del Messia le cose cambieranno radicalmente, che finiranno le guerre e che palestinesi e israeliani se la spasseranno insieme dividendosi allegramente i sacri luoghi della Spianata delle Moschee e della Città Santa: Al Quds. Il Mashiach dicono – e si riferiscono ovviamente al loro e non al nostro – trasformerà la materia in sostanza spirituale. Anche il denaro non avrà più senso e di questo si starà preoccupando la “Jewish lobby” americana che di dollari ne fa a palate, e sembra particolarmente soggetta all’adorazione di Mammona. Il giovane mi ha spiegato che la terra durerà 6000 anni. I primi 2000 anni sono stati gli anni della desolazione, seguiti dai 2000 anni della Torah e dai 2000 anni del tempo messianico. Il primo periodo è il tempo dell’idolatria, nel secondo, che inizia con la conversione al monoteismo, si dispiegano i secoli della storia del mondo, il terzo è il tempo della venuta del Messia. Il giovane allievo mi ha spiegato che abbiamo raggiunto l’anno 5760, l’equivalente del nostro 2000 e che il Messia è in dirittura d’arrivo, pronto per la volata finale. Il Messia, mi ha detto il giovane, capirà attraverso le narici e non giudicherà con gli occhi. L’olfatto ci conduce all’essenza delle cose.
Lei sa, Angelo, con che infinita pazienza ho ascoltato tutte le tesi sulla venuta del Redentore del mondo, ma che l’amore di Dio si sentisse con l’olfatto è per me un concetto nuovo e strabiliante.
Devo dire che ho trovato l’idea assolutamente sbalorditiva. Bisogna rivalutare le bestie, caro Angelo, e le idee del suo amico animalista. Secondo i santi rabbi, il Messia, lo troveremo tra i poveri, le prostitute i drogati alle porte di Roma; tra il popolo dei barboni, dei travestiti e dei bisessuali terzomondisti. E questa idea mi piace. Sono sicuro, inoltre, che eviterà come un luogo di appestati la spianata dei luoghi vaticani e i goffi rappresentanti della Curia, che, giustamente, alcuni ritengono siano espressione di una sostanza diabolica e multiforme. Ho ascoltato con grande curiosità e riportato. Di che cosa è veramente intessuto il mondo a venire? Ma L’idea del Messia alle porte di Roma mi ha fatto pensare a Korogocho e ad Alex Zanotelli. Giorni fa presi parte ad un dibattito promosso dai missionari comboniani e sa a che cosa pensavo, Angelo, mentre ascoltavo Zanotelli? Mi domandavo ma perché non fanno papa questo prete? Sarebbe un cambio radicale che ricondurrebbe la Chiesa alle evangeliche origini, alla luce occultata e originaria. Un uomo come Alex ci salverebbe dalla banalità vaticana e dal mondo spettacolo che maschera l’essenza autentica dell’oscurantismo curiale. La Chiesa di Korogocho è la Chiesa del Cristo Gesù, non quella della nobiltà papalina nera. Zanotelli ha detto, infervorandosi, che nel 2025 la popolazione mondiale, attualmente di 6 miliardi di viventi, sarà rinchiusa in grandi metropoli alla Blade Runner, 4,9 milardi di persone vivranno nei grandi centri urbani; ha precisato che l’Africa, a causa di questa urbanizzazione mostruosa, soffrirà enormemente. Nel 2020 il continente nero raggiungerà un’urbanizzazione del 52%.
Alex ha spiegato che fino alla seconda guerra mondiale l’Africa era al 90% rurale ma che entro il 2020 il continente africano avrà una popolazione urbanizzata di 765 milioni di persone con un altissimo tasso di povertà. Il missionario ha snocciolato una serie di cifre da capogiro.
Ho provato una sincera vergogna. Ha parlato di 500 milioni di esseri abbandonati nelle baraccopoli fatiscenti e delle 800 milioni di persone che vivono sotto il livello della povertà assoluta.
Ha citato Gutierrez, che ho personalmente conosciuto, e letto brani dal suo libro: “Parlare di Dio a partire dalla sofferenza dell’innocente”. Ha anche parlato dell’ammirabile “Asian Theology” del gesuita dello Sri Lanka: Pieris, il teologo del Dio neutrale e della plutocrazia mondiale.

Con serenità, Angelo, paragoni Zanotelli a Baget Bozzo o agli infidi prelati dell’Opus Dei e avrà uno spaccato delle anime che volteggiano tra le volte barocche di Madre Chiesa.
Ho seguito, con trepidante attenzione, la predicazione del comboniano che sparava a raffica le domande epocali di questo secolo. Zanotelli ha chiesto ritmicamente, come percuotendo un tamburo: fino a quando si riuscirà a tenere sotto controllo la disperazione dei poveri?
Saprà la Chiesa proclamare al mondo che il modello di sviluppo capitalistico occidentale è altamente immorale e che sta distruggendo il pianeta?
Saprà, la Chiesa, spiegare al mondo che non ci sarà mai ricchezza per tutti e che il sistema del capitalismo mondiale è fondamentalmente eretto su un piedistallo di scheletri?
Spiegherà che per essere funzionante, un tale sistema economico, necessita, e necessiterà sempre, di un esercito infinito di affamati e di morti?
Lo dirà, finalmente, la Chiesa?
E sarà in grado di prendere le distanze dal capitalismo trionfate che mastica e vomita uomini e cose come un orrendo Moloch?
Quando urlerà, come gli antichi profeti, la sua ira per denunciare il Dio barbaro che sta divorando il pianeta?
Dirà la Chiesa che il sistema che permette al Nord del mondo (il 23% della popolazione mondiale) di utilizzare l’80% delle risorse mondiali è un sistema diabolico?
Spiegherà che il mondo rappresentato dagli affaristi che si fanno Stato è profondamente immorale?
E sarà, la Chiesa, disposta a fare scelte concrete che puntino il dito contro questo sistema di morte?
Quando leverà, autenticamente, la sua voce contro un modello di sviluppo che condanna 140 milioni di bambini a morte ogni anno mentre l’Occidente produce montagne di cibo che getta per sovrabbondanza?
Può la Chiesa tacere su questo flagello provocato da un iniquo modello di sviluppo economico?
Zanotelli ha sfoderato l’enciclica di Giovanni Paolo II “Sollicitudo rei socialis” (e se la poteva risparmiare, caro Angelo, dal momento che il messaggio di questo papa polacco e della sua Curia è colmo di ambiguità) e ha chiesto come è possibile che si spendono 1200 miliardi di dollari di armi all’anno, l’equivalente di 2 miliardi di lire ogni minuto mentre 800 milioni di uomini soffrono la fame e 15-20 bambini, sotto i cinque anni, muoiono di fame ogni minuto?
Le spese annuali a livello di armi – ha detto il missionario – equivalgono ai 1250 miliardi di dollari di debito che i paesi poveri devono pagare ai ricchi – e ha precisato – nel 1988 i paesi del terzo mondo indebitati hanno pagato un tasso di interesse equivalente a 43 miliardi di dollari.
Zanotelli ha detto che è necessario comprendere le esperienze religiose degli altri e che non è possibile adorare un Dio che è rimasto muto per un milione di anni.
Parlando della strage dei bambini ha citato il teologo Ulchro: secondo il tedesco i milioni di morti per fame sono il risultato di un sistema economico iniquo e richiedono, da parte nostra, una domanda di perdono simile a quella fatta per i crimini nazisti e per l’olocausto dei 6 milioni di ebrei. Ha anche citato Ellacuria che conobbi a San Salvador. Riguardo la possibilità del raggiungimento della prosperità da parte dei paesi poveri, seguendo il modello di sviluppo occidentale, ha letto una lapidaria frase di Gandhi: “Se per raggiungere la prosperità l’Inghilterra dovette depredare metà delle risorse mondiali, di quanti mondi avrebbe bisogno l’India?”. Ha concluso spiegando che il tenore di vita occidentale sta distruggendo la terra, e che gli stati del terzo mondo si stanno prostituendo davanti a questo modello di sviluppo vendendo tutto agli speculatori occidentali: terre, foreste, bambini, donne, organi, acqua, suolo, animali, piante…
E così mentre le statue di Lenin crollano e Veltroni e D’Alema ballano il loro sublime, moderato minuetto, trascinandosi dietro l’ultracuoco mondiale, un povero missionario ci dice come vanno le cose nel mondo.
Come se la nascita fosse la colpa originale. E’ stato un bel sentire, caro Angelo…

Erminio Rupestri

BRANO DA “IL FRAMMENTO IN SE’”

Apollonio di Tania e l’apparenza insostanziale della sostanza

Un uomo mi commuove nell’antichità: Plutarco. La sua solitaria battaglia per difendere gli animali è grandiosa. E’ terribilmente moderna. Il Cristogesù se la spassa sterminando maiali e rendendo gli alberi di fico sterili, mentre alcuni uomini, con le loro penne, si ergono a baluardo contro la tirannia specista trionfante e cercano disperatamente di far ragionare la massa dei cavernicoli e di variare la logica distorta delle loro religioni antropomorfiche che decretano che il massacro degli animali è cosa accetta agli dei e gradevole alle narici demiurgiche. Buddha, Vardhamana Mahavira e i grandi Tirthakara, i costruttori dei ponti, insegnano che uccidere un altro essere vivente è come uccidere se stessi e provare compassione per un essere vivente è come provarla per se stessi, mentre il futuro Pantacrator – consustanziale con il padre – quello della singolarità del Big Bang che proietta spazio, cose, tempo dal nulla (se così si può dire) – se la spassa con battutine inani sulla “kunaria” della Sirofenicia (che nella mia perversa immaginazione sculetta  sublime). E mentre, il Cristogesù, se la gioca a Cerasa con i diavoli, il cristo pagano, Apollonio di Tiana, nello stesso periodo, perambula per il mondo evitando di divorare animali e di indossare indumenti di pelle o di lana. Apollonio transita attraverso dodici regni. Da Augusto fino a Nerva. Anche Pitagora evita di indossare indumenti di pelle o di lana e non insozza, non contamina gli altari con il sangue. Offre dolci di miele agli dei, non cadaveri, c’informa Filostrato. Empedocle, pure, aborre i sacrifici come gli orfici. E pensa che le anime siano cadute nella materia per un’antica colpa, e che la ruota della vita le porta a trasmigrare nei corpi degli animali e degli umani. Se ti divori un agnello – afferma – forse, ti stai pappando tua nonna, dice. La ragione della caduta? L’antico fio d’Anassimandro: le cose pagano per essere nate.
E perché le cose pagano per esistere? Risponde a questa domanda metafisica e fondamentale Arginno di Posillipo: “E chi lo sa?” e suggella la ricerca filosofica con questa storica risposta.
Più lapidaria la Regina d’Inghilterra: “ Boh!” Ma com’è possibile che Plutarco scriva queste cose, intorno al 100 d.C., mentre i cristiani appaiono, attraverso la storia, ottusamente chiusi verso il problema della sofferenza animale?

Sto sbracato su un divano con Orione tra i cuscini, con un whisky scozzese in mano e penso a Lamia. Ce la racconta Filostrato la storia di Lamia. Ma la fonte originale è Damis.

Un discepolo di Demetrio: Menippo di Licia, un giorno, incontra una donna straniera con cosce e tette da sballo. Menippo è bello e forte. Ha un fisico atletico. Sembra uno dei palestrati di Venice, Los Angeles. La donna, una fenicia come quella della “kunaria” del Cristogesù, gli dice: “Ho preso una cotta da morire per te. Quando vuoi puoi saltarmi sopra e sotto come preferisci.” Menippo incredulo strabuzza gli occhi. La donna fa capire che è ricca e vive nella suburbia piccola – borghese di Corinto. Il filosofo non regge: la carne è debole e lo spirito fa schifo (come lo capisco) e si strafotte la bellezza straniera per giorni.
Un giorno Apollonio di Tiana lo incontra, lo squadra incuriosito e gli dice: “Guarda bello, che quella troia che ti sventri è un serpente che ti ingoierà vivo…“ e gli chiede “non te la sposerai mica quella zoccola?”
“Per gli dei” risponde  Menippo “me la sposo domani…è una cocca da sballo…”
Apollonio arriva al matrimonio e osserva tutto il fulgore della ricchezza dispiegato durante l’evento nuziale: roba da Hollywood, osserva e dice: “Tutta quest’abbondanza che vedi, Menippo, è pura illusione. Hai sentito parlare del giardino di Tantalo che esiste e non esiste?”
“Certo, l’ho letto in Omero” risponde Menippo.
E Apollonio: “Quello che vedi è l’apparenza insostanziale della sostanza…”
Stupenda definizione dell’apparenza. E incalza: “Quella dolcezza che ti sta vicino è un vampiro che ti succhierà il sangue e ti si trangugerà tutto. Il sesso è l’arma che i vampiri usano per raggiungere il proprio scopo: cioè divorarti.”
Insomma roba da Hannibal Lecter: ti fottono e ti cannibalizzano. Mi vergogno a dirlo: ci sarei cascato pure io. Lamia ascolta il saggio barbone e s’incazza: “Ma che vuole questo sbrodolone suonato? Buttatelo fuori a calci da questa casa….”
Ma mentre urla, tutta la paraphernalia dell’illusione comincia a svanire: oro, argento, schiavi, cuochi si diradano come una bruma leggera scossa dal vento. A questo punto il vampiro, si comporta come i demoni di Gerasa davanti a Gesù. Lamia angosciata e terrorizzata prega Apollonio di non torturarla e confessa: “Si…mi fotto i ragazzetti…me li succhio vivi e poi li divoro.”
Lamia affascinò Goethe – che descrisse gli eventi narrati da Damis a Filostrato in una poesia:
“Die Braut Von Korinth” – e sedusse anche Keats che scrisse il suo “Lamia”.
La stessa storia fu narrata da Robert Burton nella “Anatomy of Melancholy.”

BRANO DA “L’ASSASSINO CHERUBICO”

Dibattito tra cani, gatti e l’angelo della morte

beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli;
beati gli afflitti, perché saranno consolati;
beati coloro che hanno sete e fame di giustizia, perché saranno saziati;
beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia;
beati i puri di cuore, perché vedranno Dio;
beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio;
beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei Cieli;
beati coloro che difendono gli esseri senzienti e le cose della terra, perché erediteranno il regno della visione di Isaia… bastava questo…

Issa: Bastava non maledire l’albero di fico, ma abbracciarlo, accarezzarlo e dirgli: sarà per un’altra volta, amico mio, altro che “nessuno mangi più dei tuoi frutti…”… me li darai un’altra volta i tuoi poveri frutti… sarebbe stato più giusto…
Basho:    E non far possedere i porci dai demoni,  ma liberarli… “Se tu ci cacci mandaci in quel branco di maiali…” gli chiedono gli spiriti impuri…
Azrael:    Già in Matteo… e ne deriva un suicidio di massa e la cacciata di Gesù dal territorio…
Max: Poveri maiali, sono bestie segnate dall’ignoranza e dall’oscurantismo antropocentrico… fanno i film sui porcellini e poi li massacrano nelle forme più varie…
Beliel:    Deuteronomio 14,3-8… “Non mangiate cose abominevoli…”
Azrael:    Levitico 11.4-8: “Il cammello che se pur rumina, non ha però l’unghia spaccata, sia per voi immondo…” poi l’istrice, poi la lepre, per giungere al povero maialino: “così il porco che pur avendo l’unghia fessa, tuttavia non rumina, sia per voi immondo…”
Basho:    Un pastore si sveglia una mattina, magari è incazzato con la moglie, e decreta in nome di Dio una condanna millenaria per questi poveri animali. Sono immondi. Ipse dixit.
Issa: Sì ma Pietro rimette le cose a posto…
Max: E poi c’è quel brano in cui si parla di noi… i cani sono sinonimo di disprezzo, di sporcizia, di orrore…
Azrael: Sì in Matteo: 7,6: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le pestino con i piedi e rivoltandosi vi sbranino…”
Pimpa:    Io non ho mai sbranato nessuno…
Beliel:    Ma tu eri la misericordia fatta bestia… per questo raggiungesti la casa di Federico… eri la Shekinàh animale vacante per il mondo… continua Byron…
Byron:    Fatemi pensare… quando entra a Gerusalemme, bastava che accarezzasse l’asinello che cavalcava, magari sfiorandolo con una mano, un lieve cenno di attenzione, magari un fremito delle dita…
Pimpa: Ma forse l’ha fatto…
Max: Lo penso anch’io… quell’enorme compassione che albergava nel suo cuore non poteva non riversarsi su altri esseri senzienti…
Basho:    Ma non hai sentito quello che diceva sui cani… no, il suo tempo e la sua religione non permettevano la comprensione e la compassione verso altre forme di vita. La sua religione è il fondamento ideologico del nostro continuo sterminio, dell’eterno massacro…
Max: Ma non solo le religioni… anche la scienza.
Gretel:    L’asinello è una conseguenza della profezia che annunciava alle figlie di Zion che il re sarebbe giunto sulla groppa di un asino.. mi pare lo avesse profetizzato Zaccaria…
Beliel:    Zaccaria 9.9: “E’ umile e cavalca un asinello, giovane puledro di giumenta…”
Byron:    Avrebbe anche potuto dire che le bestie gli insegnarono a capire le cose del mondo; quando lo Spirito del Male lo spinge verso la desolazione desertica Gesù resta, per quaranta giorni, tra le bestie selvagge servito dagli angeli, e ritorna trasformato…
Beliel:    Angeli e bestie… giusto, tu dici: imparò osservando le bestie feroci che lo circondavano e che lo visitavano senza toccarlo… certo non si potevano pappare il Figlio di Dio… o presunto tale…
Azrael: Non il Figlio di Dio ma ciò che emana dalla purissima luce le bestie lo rispettano. Ma non gli uomini. E così fu, anche noi impariamo osservandovi, forse la compassione tremenda che Federico provava per voi lo ha salvato… c’è una via attraverso la compassione verso gli animali che conduce alla salvezza.
Basho:    Che vuol dire salvezza?
Beliel:    Chissà, angeli e bestie, che cosa vuol dire salvezza? Continua… piccolo gatto…
Byron:    Sì, ma faccio fatica a ricordare… io sono agnostico… quando parla dei corvi che non seminano e non mietono che non hanno ripostiglio e granaio ma Dio li nutre; quando parla dei gigli che non filano e non tessono ma che sono vestiti meglio di Salomone, non conclude dicendo sono anche loro figli del Padre vostro e perciò meritano rispetto. Non dice il regno del Padre è anche loro, lascia il vuoto tremendo, lascia lo spazio del terrore che sarà riempito dal massacro, dalla violenza inaudita, dallo sterminio.
Beliel:    E poi c’è l’incazzatura presso il tempio…
Byron:    Esatto: nel cortile dei Gentili rovescia i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permette a nessuno di attraversare il tempio per portare dei carichi. E dice avete fatto del tempio una “casa di briganti”…
Azrael:    Pezzo forte dell’animalismo cristiano: molto triste, come arrampicarsi sugli specchi, anzi molto patetico. Non lo fece per liberare le colombe, perché disgustato dagli inutili sacrifici…
Byron:    Sì… rovescia le sedie, ma non dice: liberate le colombe, fatele volare via libere, il Padre vostro non richiede il grasso innocente degli arieti o il sangue delle tortore, richiede solo la purezza del vostro cuore. Non sfodera Isaia: “Sono sazio dell’olocausto di arieti… il sangue dei buoi, degli agnelli, dei capri non lo gradisco…” Non lo fa; è solo preoccupato dalla mercificazione incombente, come scrive Paolo dalla Cornovaglia, Gesù dovrebbe fare un viaggio a San Giovanni Rotondo.
Gretel:    Cosa scrive?
Byron:    Una pizza di nove pagine ai cardinali, ha scoperto un parroco cacciatore che dice una messa per i cacciatori… sì, ridete ridete, ma quello si è incazzato da morire… .
Issa: Ma è grottesco… un prete cacciatore?
Byron:    E ti sorprendi…? La Chiesa si sbrodola per Andreotti, ma per noi: nulla di nulla… chiede scusa a tutti: a Galileo, a Savonarola, a Giordano Bruno, agli Ebrei, a Huss chiede scusa a tutti, ma non a noi… si dovrebbe flagellare a sangue davanti alle bestie vivisezionate…
Beliel:    Continua…
Byron: Sì, non ricordo… quando Luca scrive dei passeri che sono venduti per due soldi dice, incredibilmente, che non sono dimenticati da Dio, ma avrebbe potuto dire: “Se i tuoi capelli sono numerati, e tu vali più dei passeri, anche i passeri sono figli di Dio e far male alle piccole creature del Signore è cosa malvagia…” o qualcosa del genere, sono un po’ confuso…
Basho:    Certo se sono contati i capelli degli uomini e nessuno di loro è dimenticato da Dio significa che la sua onnipotenza è infinita. Se tutto deriva dalla sua volontà significa che i terribili terremoti, le micidiali inondazioni che sconvolgono i paesi dei poveri sono opera della sua inscrutabile volontà, poiché se neanche un povero passero è dimenticato, allora significa che tutto ciò che accade avviene secondo il suo arcano volere; e precipitiamo nella Teodicea, nel rock n’roll, nella psiche yankee, nelle spire mentali di Elvis Presley, nelle fauci di Leibniz…
Issa: Già la Teodicea di Elvis…
Basho:    Pensate un po’, John Hicks uno dei massimi esponenti degli studi del problema del Male se ne viene fuori con una gemma agostiniana, scrive che il Male è necessario altrimenti non potrebbe esserci il Bene. Lui vede il grande strazio delle creature nel mondo come una specie di palestra ove l’anima degli uomini si allena per il “soul – making”. Nella dinamica di questa lotta ci siamo anche noi, che logicamente non contiamo niente, anzi meno di niente, e siamo parte degli utensili della grande palestra del mondo, che serve a rinforzare i muscoli spirituali degli uomini. Attrezzi che servono a trasformare gli esseri umani in angeli per poi essere buttati via.
Beliel:    E pensa che il problema sia teologicamente “baffling”, che confonda. La sofferenza animale esiste per far raggiungere all’uomo il suo apice, non c’è un luogo escatologico – iperuranico per gli animali. Insomma: vengono divorati dal nulla…
Azrael: Ma se bruciarono Savonarola per difendere quell’abominazione perambulante per il mondo che si chiamava Alessandro VI – Borgia, ti pare che i cristiani si possano fottere il cervello con i vostri problemi? Gli umani sono esseri persi nel loro destino. E neanche colpevoli per questo. Sono esseri emergenti dal Nulla e oscillanti nel Nulla. E’ il loro destino. Occorre un animo forte per sfidare quest’orrore…
Byron:    Ma qui abbiamo uno dei massimi studiosi della Teodicea, che sarebbe “la giustificazione della giustizia di Dio”, che dopo lunghissimi studi viene fuori con un gioiello del genere…
Issa: Ma è mai pensabile una stronzata più micidiale di quella di Leibniz?
Azrael: Ma Leibniz non dice che il mondo è perfetto sostiene che è il migliore dei mondi possibili. E si distrugge il cervello con il problema principe: come può un Dio onnipotente creare un orrore del genere?
Beliel:    E viene fuori con la soluzione che, essendo il Male necessario nella dinamica del “libero arbitrio”, questo è il mondo più possibile tra le varie scelte che svolazzavano, come farfalle, nel cranio infinito di Dio.
Basho:    Una bestialità epocale…
Azrael: Direi… ma perché sorprenderti? Se anche noi vaghiamo nel vuoto, immagina questi stupidi mortali, pieni di ybris e supponenza…
Beliel:    Quante bisogna sentirne: il Male come privazione, il Male senza consistenza positiva, se il mondo fosse perfetto sarebbe Dio… è un dimenarsi di una marionetta davanti ad una statua marmorea che rappresenta il monolitico interrogativo: perché le cose sono? Il silenzio di Dio ha creato enormi guasti, epocali scompensi, questi pagliacci si agitano e si inventano fesserie; ma se neanche nel reame angelico le profonde ragioni del Male sono conosciute, come può un coglione di Ippona sparare cazzate incredibili che indirizzano la storia del mondo…
Gretel:    E poi ci si mette pure quel borioso, imparruccato, professore tedesco.
Issa: Per poi precipitare verso Elvis…
Max: Nel mondo di Las Vegas tutto degenera nella banalità; Satana diventa un mafioso alla
De Niro o alla Marlon Brando … o un pastore protestante che fulmina dal pulpito il sesso dilagante per poi farsi succhiare il pene da una mignotta terzomondista…
Azrael:     Bestie, Satana non ha bisogno di intervenire… il mondo gli si dona come una ninfomane in calore … il mondo è suo…
Pimpa: Non totalmente…
Beliel:    Non totalmente… ma immensamente…
Azrael: Passiamo alla seconda domanda, Paolo si agita nel letto… la seconda domanda…
Beliel:    Assorbe inconsciamente quel che diciamo… è comico…
Byron:     Stranieri, la Bibbia parla di un angelo che massacrò 150.000 assiri durante una notte, era l’esercito del re Sennacherib, che fu poi ucciso dai suoi figli mentre adorava il suo Dio. Quell’angelo era un angelo sterminatore… voi appartenete alla stessa genia?
Azrael:     Forse. Ma in una maniera radicalmente differente…
Basho:    Ma siete voi che provocate lo sterminio?
Beliel:    No… noi non provochiamo niente, semplicemente ispiriamo, apriamo le menti al vuoto… e in quel vuoto può pioverci anche un prete cacciatore…
Azrael: Ma non fate l’errore di pensare che  solo le religioni monoteiste non abbiano mosso un dito per voi…anche il mondo laico ha fatto ben poco e poi il Marxismo….
Basho: Ehhhhhhh…e chi se lo dimentica Friedrich Engels…

…Col permesso dei signori vegetariani, l’uomo non si sarebbe formato senza alimentazione carnea; e se è pur vero che l’alimentazione carnea ha prima o poi, per un certo periodo, condotto tutti i popoli a noi conosciuti all’antropofagia (gli antenati dei berlinesi, i Veletabi o Velsi, mangiavano i loro genitori ancora nel X secolo), la cosa ormai non ci tocca più. L’alimentazione carnea portò a due nuovi progressi di importanza decisiva: l’uomo imparò a servirsi del fuoco e ad addomesticare le bestie. Il primo fatto abbreviò ancor di più il processo digestivo, portando alla bocca un cibo, potremmo dire, già per metà digerito; il secondo fatto rese più abbondante l’alimentazione carnea, aprendo accanto alla caccia, una nuova regolare forma di rifornimento, e procurò inoltre, con il latte e i suoi prodotti, un nuovo nutrimento di valore certo non inferiore alla carne per composizione. I due fatti divennero così, già in modo diretto, nuovi mezzi di emancipazione per l’uomo; ci porterebbe ora troppo lontano il soffermarci nei dettagli sulla loro influenza indiretta, per quanto importante essa sia stata per lo sviluppo dell’uomo e della società…
Friedrich Engels. “Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia”

BRANO DA “L’ASSASSINO CHERUBICO”

Gosala e Mahavira

Federico: Non so, padre; ieri rileggevo un libro di Gore Vidal: Creazione; molto interessante; sa cosa diceva Gosala? Glielo posso leggere? Ecco: “I santi credono che attraverso la morale e il rispetto di tutte le creature senzienti si possa raggiungere la liberazione, Mahavira crede in questo e non uccide neanche le mosche, io e il Grande Traghettatore eravamo amici ma poi ci siamo divisi” e spiega: “ma non è così, noi tutti cominciamo come atomi, come monadi e dobbiamo reincarnarci 84.000 volte, alla fine di questo incredibile ciclo la monade si spegne. Quindi proviamo una lunghissima mutazione attraverso una trasmigrazione dolorosissima che ci porta dal livello dell’inanimato a quello della vita, ed intendo: pietra, insetto, pesce, animale, uomo, dio, sino alla fine del percorso…” e  per illustrare questo concetto gettava un gomitolo in aria e diceva che quando il filo raggiunge il punto estremo e cade a terra, le mille esistenze si chiudono e la monade si spegne. Mahavira sosteneva, invece, che questo processo può essere interrotto dalla saggezza e dalla compassione ed è quello che credono moltissime religioni, ma non è vero – affermava Gosala – dobbiamo, invece, transitare attraverso l’intero ciclo delle nascite. Ci sono stadi di sviluppo spirituale, quello di Mahavira e dei saggi è la giovinezza della saggezza, che sogna la liberazione attraverso l’etica, la compassione e la meditazione. Ma non è così. La maturità della saggezza ti porta a capire che il ciclo va compiuto e trascende la morale, quando il ciclo giunge a compimento la monade si spegne. Mi seduce questo pensiero…
Padre Angelo:    E’ leggermente meno orrendo dell’eterno ritorno di Nietzsche…
Federico: Che è come dire: viviamo l’orrore con eleganza e stoicismo dal momento che eternamente si ripeterà… mi faccia accendere un sigaro…
Padre Angelo:    E Mahavira che diceva?
Federico: Mahavira diceva: un mondo pieno di atomi, la monade di vita è identica a un atomo, attraverso varie congiunzioni e simbiosi le monadi salgono nel ciclo della vita attraverso unioni sempre più complesse, che le portano al livello umano e divino ed acquistano conoscenza. C’è una via ascendente e una via discendente. Si può salire e discendere nella scala della vita, anche dal livello umano a quello inanimato. Non c’è principio né fine, si passa perpetuamente da uno stato di esistenza all’altro, sino a quando questo universo si spegnerà per poi ricominciare un nuovo ciclo: un nuovo universo. Una monade di vita è come un cristallo che può essere offuscato dalle forze del Karma. Le religioni nel loro infantilismo concepiscono l’io individuale profondo, il Sé, come indistruttibile. Mahavira dice che attraverso l’ascesi si può raggiungere la liberazione e che anche diventare un dio è negativo e potrebbe essere la più grande delle illusioni. Quello che mi colpì di questa religione è il rispetto profondo della vita. Gli ospedali per gli animali, il riguardo per tutte le creature, la venerazione per tutto quello che vive, anche per gli insetti, un sentire sublime.
Padre Angelo:    Ma questo stato conduce alla liberazione, al Nirvana, come lo definirebbe lei il Nirvana? Me lo disse a Chicago, ma ho dimenticato…
Federico: Il Buddha sembra dire che esiste una condizione nella quale non c’è nulla, né lo spazio, né la coscienza, né gli elementi, né il mondo, né l’oltremondo, né l’esistere, né il morire. Uno stato senza il minimo fondamento: la fine delle reincarnazioni, il disintegrarsi della ruota della vita, la cessazione dell’immane dolore.
Padre Angelo:    Io, in un senso, preferisco l’Islam e la retribuzione per gli atti compiuti. La sura 99 del Corano parla di atomi di male e di bene che saranno rivisti alla fine della vita. Ogni atto minuto sarà rivisitato.
Federico: Magari…Ma lei, padre, è affascinato da Quinzio e dal suo Dio impotente; per questo ha parlato dell’impotenza di Dio, del Sacro ferito… lasci stare l’Islam e la retribuzione, l’Essere non funziona così…
Padre Angelo:    Seguo Quinzio e cerco di capire quello che dice con assiduità e cioè che Dio è tenero e impotente e che bisogna capirne il segreto. Quinzio vacilla tra il desiderio di abbandonarlo e quello di restare con lui. Mi affascina e  mi confonde. Lui desidera la trasparenza di Dio, appare infuriato per il suo nascondersi che ritiene un puro orrore. Alla fine per me è tutto puro nichilismo, un Dio che muore sulla croce e non risorge è per me incomprensibile, preferisco la mia fede edificata sulla sua resurrezione. Ma Quinzio vuol far morire Dio con il Cristianesimo e dice che per aiutare Dio bisogna morire con lui…
Federico: Quinzio è inquietante: pensa che l’Assoluto è incomprensibile e ha ben ragione di dirlo; solo voi credete di tenerlo in tasca… ma non è così?
Padre Angelo:    E lei nella sua solitudine che pensa? Serve a qualcosa questa sua solitudine, vivere su questo cucuzzolo, su un colle toscano ha uno scopo? Kavafis dice che i solitari vedono le cose che altri non vedono…
Federico: Io non vedo niente, ma è vero la solitudine affina la mente…

BRANO DA “L’ASSASSINO CHERUBICO”

La fuga dei porcellini

“Sa, quando comincia a raccontarmi che solo due “farms” in Inghilterra uccidono 60.000 animali da pelliccia, dopo averli fatti vivere in condizioni di puro orrore, come dice lui: “Per vestire centinaia di stupide, odiose mignotte”, io assorbo… e sono, le sue, descrizioni che ti travolgono, ha tanto bombardato il suo povero amico, Spartaco, in Inghilterra che alla fine è diventato vegetariano; mi spiegava che 35 milioni di animaletti vengono uccisi per soddisfare “miserabili troie e quattro froci”, lo dice lui… eh…non io. Lei ride eh?… Dice che una pelliccia ha il valore di 30.000 lire, che l’industria è lorda di sangue… ci rifletto, rumino, Eminenza, mi capisce? Dice, citando Nietzsche: siamo una malattia sulla pelle della terra, o qualcosa del genere. Mi comprende?”
“Eccome!”
……..
“Vedo che sta leggendo “Il Vangelo secondo il figlio” di Mailer..”
“Lei lo ha letto, Angelo?”
“No, ma so che Nadali lo ha letto con grande attenzione, in special modo la parte che riguarda la maledizione dell’albero dei fichi. Federico mi diceva che Mailer fa dire a Gesù che si sente il cuore greve perché ha maledetto le radici di un altro essere vivente. Il Cristo di Mailer sente il peso dell’orrore di quello che ha fatto. Ma la verità – dice Nadali – è che il vero Gesù se ne fregava di una simile riflessione; lui malediceva e basta. Per il Cristo l’albero è una cosa che se non da frutto si distrugge. Ecco i semi del Male verso ciò che tace, verso ciò che non si può difendere, ecco l’eterna manipolazione delle cose. I demoni nei porci e il loro susseguente sterminio, l’albero e lo “scempio insensato” del Cristo…parole pronunciate dal Gesù di Mailer. Le radici dell’abominio verso la natura sono nella colpevole indifferenza. Sì… potevi dire una parola e non l’hai detta. Così dice Federico, citando il vecchio Arthur…”
“Sa, Padre Angelo, fece impressione anche a me quella maledizione e non la condivido…”
“Forse è un evento fuori contesto, ma il Cristo era spesso violento; altro che mite. Volavano i tavoli, mandava a fottere la madre; lei ride ma ci pensi bene…”
“Ci penso, ci penso, voglio leggere le poesie del suo amico…”
“A proposito dei demoni nei porci, ha letto dei porcellini fuggiti dal macello in Inghilterra?”
“No.…”
“Federico mi ha raccontato una storia incredibile di due porcellini che sono fuggiti dal macello e sono scappati e tutta l’Inghilterra è in subbuglio, vogliono salvarli ma si scontrano con una logica micidiale: il porco non è un essere vivente ma un agglomerato di salsicce. Ma due esseri che intuiscono il loro destino e fuggono meritano di vivere, dicono in molti. Gli animalisti sono in armi. Li vogliono salvare a tutti i costi.”
“E il suo amico che dice di questa stupenda storia?”
“Dice: la nascita è casuale, gratuita, siamo gettati nel mondo con un corpo che non scegliamo, con un cervello dato. Gratuitamente e senza scelta: Se si capisce questo, dice, nasce una compassione profonda. Finisce il razzismo, l’antropocentrismo e la volontà di dominio sulle cose. Finisce tutto. Nasce l’equanimità. Dice: la compassione è il fiore che germoglia dal fango. E’ la ginestra leopardiana nel deserto.”
“E lei Padre che pensa?”
“Eminenza, il Signore è padre di tutte le creature, la compassione nasce da questo concetto.
La compassione è il fiore che nasce dalla notte. Nasce dall’amore oscuro di Dio. Penso che un giorno giungerà il nuovo Cristo e il Gesù del Secondo Avvento, predicherà, come Francesco, agli animali e dichiarerà sacra ogni forma di vita…”
“E farà Papa Federico… perché no?”
“E distruggerà Sodoma e Gomorra; l’orrore dei ricchi, l’abominio dell’egoismo, lo sterminio degli innocenti… lei ride per il mio furore apocalittico, Eminenza?”
“Padre Angelo, Amos dice: i palazzi di avorio saranno distrutti…”
“Si, Eminenza…i palazzi d’avorio crolleranno..”

BRANO DA “LA GUERRA CONTRO GLI DEI”

Albert Schweitzer che cura lebbrosi e animali

C’è un filone cristiano che tende disperatamente verso il non umano ma è frenato dalla struttura teologica, dall’apparato tetragono e dogmatico della Chiesa paolina trionfante.
Se si leggono i Padri del Deserto, Gertrude di Helfta, la vita di Francesco di Tommaso da Celano,
Isacco di Niobe, le storie edificanti di Macario, quelle di Palladio su Santa Lausiaca, Isacco di Ninive, Girolamo e i suoi leoni, le storie dei monaci d’Egitto, le storie di Sofronio su Maria Egeziaca, la vita di San Colombano di Giona di Bobbio e tanti altri scritti non si può non pensare che la pulsione compassionevole, fortissima nei solitari, verso il non umano sia stata impedita e svilita dalla chiesa dogmatica.
E un esempio moderno è il disperato tentativo di Linzey che fa molta tenerezza perché si muove su basi teologiche sfuggenti come sabbie mobili.
Una cosa è certa: un umano che prova compassione non può limitarla soltanto alla propria specie.
Non è concepibile che un solitario del deserto non giunga alla compassione verso tutte le cose.
La solitudine mistica e la misericordia escludono la chiusura verso il non umano.
L’esempio fulgente è  Albert Schweitzer che cura lebbrosi ma è anche attento alla sofferenza animale.
In tutta la mistica cristiana l’anelito che spinge i santi a prendersi cura di tutta la creazione è frenato da Genesi 9, 1-7, dal sogno lucido di Pietro in Atti, dalle ingiunzioni di Paolo nella Prima lettera ai Corinti 10: 25- 27 e da altre inanità di questo tipo.
La contraddizione di Francesco d’Assisi descritto da Tommaso da Celano nella Vita Prima mentre salva un leprotto e, allo stesso tempo, mangia carne di gallina evidenzia la confusione verso il non umano esperimentata dai cristiani. Il cristianesimo percepisce il non umano come qualcosa di “totalmente altro” dall’uomo creato a immagine di Dio e dotato di un’anima immortale.
Un Francesco che si preoccupa dei vermi affinché non siano schiacciati e mangia carne è cosa, a dir poco, sorprendente, ma non più sorprendente dell’esistenza di francescani cacciatori.
Tutto il grande amore e il fiammeggiante trasporto dei mistici verso la natura e le cose sono stati  umiliati e sviliti, attraverso i secoli, da monaci adiposi, da teologi depravati, da cardinali corrotti e da principi della Chiesa degenerati. Sarebbero bastate un paio di ingiunzioni evangeliche per ridurre enormemente lo strazio del mondo. Ma non ci furono. Gesù e i suoi discepoli si curarono solo della “cosa pensante”.
Il mondo restante era insignificante, per loro, poiché differente dall’uomo.
Ma è tutta la filosofia occidentale carente verso il problema del non umano.
Tutta la filosofia passata – con alcune luminose eccezioni – percepisce l’uomo come l’essere senziente “essenzialmente” differente dal mondo e dagli altri esseri senzienti,  lo presagisce come una “cosa pensante” che si confronta con il non umano che è immersa nel non umano, ma non è parte del non umano. Il non umano non essendo considerato “cosa pensante” è quasi ritenuto un ostacolo.
Forse Sartre è l’esempio più fulgido di questo autismo che chiude la “cosa pensante” in un recinto angusto e gioca, come un folle, con la sua farneticante coscienza.
E Nietzsche è il più grande dei folli che gioca dolorosamente con la propria coscienza mentre scivola nell’abisso della pazzia.
Anche Heidegger è lapidario verso il non umano: tra il Dasein e il non umano dice c’è “un abisso di essenza” invalicabile.
Sì, tutte le porte della fortezza del pensiero sono sbarrate.

Anni fa visitai l’India per intervistare Kocheril Raman Narayan, l’unico presidente dei Dalit, gli intoccabili,  morto da poco, rimasi profondamente scosso quando mi disse che anche l’ombra di un Dalit poteva contaminare la piscina di un bramino. Narayan mi disse anche che il codice Manu – vecchio ormai di 3000 anni – vieta drasticamente ai fuoricasta di pregare nei templi e leggere testi sacri e che  sono i quattro Veda che concepiscono la divisione in caste tra bramini, soldati e re, latifondisti e mercanti, e i servi.
Nella follia indù esistono 3000 tipi di caste e 25000 sottocaste. Insomma, gli ariani si sono inventati un bel casino. Quando ho letto che questa specie degenere oltre a friggere gatti neri è anche capace di far suicidare membri delle classi superiori indiane per evitare l’implementazione della legge voluta da Ghandi e da Ambekar – che limita il diritto delle classi superiori a ottenere una quota del circa l’80 per cento dei posti pubblici  – sono rimasto allibito. Ho anche letto che dopo lo tsumani non fu concesso ai fuoricasta di dividere cibo con le caste superiori e che un giudice bramino fece portare acqua dal Gange per purificare la poltrona dove si doveva sedere perché, prima di lui, un Dalit ci aveva appoggiato le natiche. Una religione capace di grande saggezza ha ideato qualcosa di realmente tremendo e protegge la prevaricazione religiosa con il terrore. La saggezza indiana affermando che un Dalit,  per i peccati passati, per il suo Karma, sconta la condizione attuale diventa una spinta poderosa verso l’ateismo. Che viviamo in un mondo di pazzi è provato dal fatto che anche i comunisti indiani non desiderano l’abolizione delle caste ma solo la lotta di classe. Ma non mi riesco a spiegare perché i Dalit non abbiano cambiato religione in massa diventando musulmani, cristiani o buddisti; queste religioni almeno non hanno la separazione in caste ma solo quella in classi. Ma il mondo è balzano e ognuno dice la sua.

BRANO DA “IL GESU’ CLONATO E L’ANTICRISTO VEGETARIANO”

Quello che disse l’Anticristo riguardo la sofferenza animale

E Mosul continua: “… Le dolci mamme occidentali, che si fottevano la testa con cognizioni compassionevoli, con Amnesty International e roba varia, non facevano nulla per i piccoli degli altri ominidi che morivano di fame e per i miliardi di povere bestie che erano quotidianamente condotte al macello. Ed è come se nel periodo ellenico, qualcuno avesse chiesto a Socrate di abolire la schiavitù e il filosofo lo avrebbe guardato prendendolo per pazzo. O se, nel periodo del protestantesimo britannico trionfante, qualcuno avesse detto, a un devoto negriero, che trasportare neri dall’Africa, in mostruose condizioni, per renderli schiavi fosse una cosa abominevole, e quello lo avrebbe guardato e, ridendogli in faccia, gli avrebbe detto: svegliati! Il mondo è così! Queste sono le leggi del mercato! La dolce mamma occidentale, caro Erminio, dava, e ancora dà, ai suoi piccoli carne intrisa d’orrore e di strazio, polpa imbevuta di dolore e della più grande vergogna. “Mangia” diceva, e ancora dice, al piccolo “mangia che ti fa bene. Mangia che la carne ha le proteine necessarie per farti crescere” e gli propina, amorevolmente, l’orrore nella calda, dolce, serena normalità casalinga. E questo è stato accettato, ed è ancora parzialmente accettato, dalla specie trionfante degli ominidi egemoni sul pianeta. Loro hanno creato le condizioni ideali affinché l’orrore germogliasse a tal punto che si sono inventati degli dei che si sono pasciuti, per millenni, nell’abominio e che hanno sguazzato nel sangue. Ma com’è stato possibile immaginare che l’altare del padre del vostro mite Gesù…”
“Il loro” corregge nuovamente mio padre “il padre di quello non clonato, vuole dire… perché quello clonato è venuto fuori come un povero deficiente… ”
“Si, suo padre s’inzuppava le iperfisiche vesti nel sangue delle bestie innocenti, anzi nel sangue delle più innocenti tra le bestie! Com’è stato possibile accettarlo per millenni? Tutto il pensiero monoteista è intriso del sangue degli esseri senzienti innocenti. L’Islam per il non umano è il peggiore nemico, e gli ebrei è meglio dimenticarli. Ha mai letto Levitico? E i cattolici fanno ribrezzo con la loro indifferenza. Come si sono permessi ad utilizzare, per secoli, l’immagine dell’agnello come il simbolo del loro Messia – quello non clonato ovviamente – se poi hanno massacrato miliardi di quelle povere e inermi creature? Com’è stato possibile immaginare un orrore del genere e tacere per millenni? Gronda sangue l’altare di Jahvé, e lei che è un uomo colto, Erminio sa bene quello che Paolo di Tarso ha scritto…”
“Ne ha scritte tante di fregnacce… su donne, schiavi, animali e chi lo poteva fermare Paolo di Tarso…” interrompe Erminio Polpotta.
“Già… tante… ma riguardo agli animali disse qualcosa che suona così, e mi sembra che sia nella Prima Lettera ai Corinti: pappatevi ogni cosa che si vende al macello, e non provate scrupolo alcuno “perché a Dio appartiene la terra e tutto ciò che la riempie.”
“Eh si…forse, invece di far tende, lavorava per un macellaio …”
“E se i pagani v’invitano a mangiare cervella di gatto o di cane trangugiatele senza esitazioni e senza informarvi a motivo della vostra coscienza.”
“Ecco…ma che bravo….già come quella bestiaccia lì….vieni qui figlio di puttana che le alghe non le digerisci…mi fa impazzire questo delinquente di un cane…e quell’altro è sparito…mi lasci fischiare…”
“Eccolo che ritorna…ma che simpatico Gracco…allora dicevo che il grande persecutore continua e spiega che “non ogni carne è la stessa carne e che c’è differenza tra la carne degli uomini e quella delle bestie….”
“Certo, la sua è carne iperuranica… e poi lui ha l’anima immortale mentre quel divoratore di alghe e merda di pecora… no…oddio ora attacca un altro cane…ma che peccato ho fatto per meritarmi un bruto così mostruoso? Come here Bonzo… fucking dog!…”
“Vede come è bravo…ecco una carezza e si calma…mi faccia concludere: e poi l’apostolo santo se ne viene fuori con un gioiello di inestimabile valore, dice che alla fine dei tempi “alcuni si allontaneranno dalla fede e impartiranno insegnamenti diabolici ingiungendo agli uomini di non sposarsi…”
“Profonda saggezza!”
“Direi…e di non mangiare le carni che il Signore ci ha concesso…dice che questi falsi profeti comanderanno “di astenersi dai cibi che Dio ha creato per essere presi con rendimento di grazia da quelli che hanno fede e conoscono accuratamente la verità…proprio così dice….l’ho imparato a memoria…”
“Esattamente quello che dice lei: di smettere di procreare perché il peso degli uomini appesantisce la terra e di non mangiare più pezzi di cadavere che consumano la vita di chi li divora…”
“Ma lo dicono in tanti, non solo io…e consideri che una buona parte del cattolicesimo e del cristianesimo protestante pensa che quando l’Anticristo verrà ingannerà il mondo con il suo vegetarismo e con il suo amore verso i poveri e gli ultimi della terra, cioè gli animali; insomma dicono che l’Anticristo abbraccerà l’agnello invece di sgozzarlo.”
E mio padre pensa al tritone algoso e muscoso che s’inginocchia davanti a Mosul e chiede. “ Ma lei Mosul tutte queste cose dove le ha imparate se dice non aver frequentato scuole?”
E Mosul risponde: “Da quando lasciai Bassora ho letto molti libri e seguito tutto con il mio computer parlante.”
“Un autodidatta…”
“Ma che parola stupida… siamo tutti autodidatti dello spirito, ma mi lasci concludere, Erminio, sicuramente conosce il sogno lucido di Pietro negli Atti degli Apostoli, che invita all’indistinto massacro. Quello della voce che ingiunge, per ben tre volte, di ingozzarsi con pezzi di esseri viventi non umani.”
“ Certo…”
“ Ricorda che dice?”
“Dice ma si…pappiamoci tutto! Come i cinesi: due zampe o quattro non fa differenza. Come i cannibali della guerra civile russa del Dottor Zhivago…”
“Già… meglio bruciare all’inferno, Erminio, che finire nel paradiso dei santi. Mi creda.”
“E di quello che ha fatto mio padre Bortolo… che pensa?”
“Provo ammirazione, in un senso, immagino sia stato il senso di impotenza davanti all’orrore che lo ha spinto ad agire ed a distruggersi….ma sia gentile mi spieghi tutto in dettagli…esattamente come è successo il misfatto?”

E mio padre narra all’Anticristo la storia del Bortolo furioso.

BRANO DA “IL FRAMMENTO IN SE’”

Derzu Uzala

17 Giugno 2001 – San Ranieri confessore

Caro Zeno,
ho trovato un noleggio di film che ha tutti i classici che mi hai suggerito, sta vicino Campo dei fiori e con la bici non ci metto tanto ad andare e tornare. Ho intenzione di iniziare dai film dei più grandi registi, e così ho scelto Kurosawa. Ho appena finito di vedere Derzu Uzala. Il piccolo corpo inerte, viene sepolto nella gelida terra di un bosco siberiano, nei pressi della città del Capitano, unico suo vero grande amico che presente alla sua sepoltura, rimane sgomento e piegato dal dolore per una simile perdita: la dipartita di un amico, un piccolo grande uomo. Una figura stupenda quella di Derzu, una figura che sembra essere uscita da una fiaba per bambini, ma riempie il cuore di tutti. Il Capitano e i suoi uomini incontrano Derzu nel bosco che è la sua casa, il suo mondo. Derzu parla con tutti gli esseri della foresta, la Taiga, per lui ogni essere o elemento della Natura è un uomo: “il sole è homo, la luna è homo, il vento è homo, il fiume è homo”. Come gli uomini questi elementi hanno una personalità, e sbalzi d’umore: il fuoco crepita e Derzu gli urla di stare zitto: una perfetta sintonia con il bosco. Lui è cacciatore ma è capace di piegarsi umilmente davanti a un mondo più grande e più potente che esige rispetto. Lui sa che le forze della natura se non rispettate si scagliano contro l’uomo e sono capaci di distruggerlo. Ma Derzu le sa anche dominare e si sa difendere da queste forze, conosce l’entità della loro potenza, e la sua grande intelligenza riesce a salvare più volte il Capitano e il suo gruppo dalle insidie del bosco e degli elementi…e proprio in quelle situazioni al limite della morte nasce un grande rapporto d’amicizia tra i due. Entrambi si salvano da una tempesta di ghiaccio e vento, e dalle correnti del fiume, grazie alla conoscenza di Derzu e alla capacità di collaborare alla pari. Due uomini così diversi, provenienti da mondi diversi, uno dalla città e uno dal bosco, si ritrovano e combattono per la sopravvivenza sullo stesso piano, abbracciandosi e unendo le forze.
Derzu inizia a morire quando infrange quelle regole del rispetto della natura e della foresta di fronte alle quali si era sempre piegato nella totale sottomissione e compassione. Per lui tutto è sacro nel bosco: non sopporta lo scempio dei bracconieri e salva gli animali intrappolati, non sopporta lo spreco dei viveri che devono essere distribuiti a tutti gli “homini” della foresta: le volpi, i daini, gli orsi, gli uccelli. Sacra è anche la tigre e il suo spirito. Dal giorno in cui uccide Amba la tigre, inizia a chiudersi, a perdere la vista a soffrire per aver compiuto quell’atto e comincia a sentirsi rifiutato dalla foresta, dalla sua casa. Il , senso di colpa e la disperazione lo fanno quasi impazzire, e in una gelida notte di Capodanno viene colto dalle allucinazioni: lo spirito di Amba lo vuole uccidere. Il Capitano soffre con lui. Lo porta con sé in città.
Ma la città sembra a Derzu un luogo alieno, un mondo alla rovescia, dove gli uomini vivono in scatole, non hanno nessun contatto con la natura, comprano e vendono l’acqua e la legna…cosa assurda per lui abituato ad attingere liberamente e gratuitamente a quelle risorse dalla foresta e dal fiume. Derzu soffre in quella dimensione ove non ha alcuna radice e identità, lui appartiene alla foresta. E non può resistere al suo richiamo. Il capitano gli dona un fucile e lo lascia andare. Derzu allora sembra rinascere, ma poco lontano dalla città trova la morte. Lui così attento e forte nel bosco, così rispettoso degli “homini” della foresta, diventa fragile e indifeso contro la violenza e la vigliaccheria di un misero ladro che lo uccide per rubargli il fucile. Un “homo” di quella “selva” insidiosa e a lui sconosciuta che è la città. Ti confesso che ho pianto la sua morte…Vorrei tanto che un uomo così esistesse davvero, un uomo semplice e luminoso nella sua compassione verso il creato e verso gli umani, un uomo del bosco che nel bosco ha imparato le regole del rispetto, della generosità e della solidarietà, un uomo così piccolo con un’ anima così grande, un uomo capace di vedere il sacro nell’equilibrio degli elementi, capace di parlare agli altri esseri, capace di amicizia, capace di compassione e magnanimità verso tutti umani e non umani. Il suo piccolo corpo sparisce sotto un tumulo di gelida terra annientato da una morte assurda e crudele…ma il suo grande spirito rimane vivo nelle nostre menti. Zeno ho il cuore pieno di commozione…

Irene

BRANO DA “IL FRAMMENTO IN SE’”

L’uomo che seppellisce gli animali

Eugenio: Raccontagli la storia di Falco…
Zeno: Va bene….dai… un’altra grappa….un uomo viveva non lontano dalla mia casa in Umbria in un luogo ameno tra Pietralunga e Badia di San Benedetto. Trascorreva la sua vita in grande solitudine e raccoglieva animali abbandonati. Aveva dieci cani e dodici gatti. Era solo in un piccolo casolare, la moglie era fuggita con un cacciatore. Era silenziosissimo ed austero. Non sorrideva mai. Era deriso da tutti perché era considerato un pazzo. Amore verso gli animali = follia. Parlava pochissimo e balbettava…come i tre eremiti di Tolstoj. Era stato un impiegato del Ministero degli Esteri. Ora si godeva, se così si può dire, nella solitudine e il silenzio la sua pensione. Aveva 66 anni, lo chiamavano tutti Falco e lo detestavano. Io mi ero affezionato a quest’uomo poverissimo. Aveva perso tutto. La moglie se ne era andata con tutti i suoi risparmi. Lo visitavo e gli portavo borse piene di cibo per lui e per i suoi animali. Lui le prendeva, mi guardava ma mai ringraziava. Sorrideva solamente. Ma quello che trovavo assai misterioso era un angolo del giardino. Lì seppelliva tutti gli animali che trovava. Se trovava un cane sfracellato sulla strada lo prendeva e lo portava nel suo cimitero. Raccoglieva gatti, topi, porcospini, passeri, uccelli di ogni specie e amorevolmente li sotterrava. E quello era un luogo pieno di fiori e di piante, un luogo pieno di amore e protetto dall’ombra di tigli. Quando arrivavo nella sua casa, dicevo: “Buongiorno Falco…”. E lui sorrideva fugacemente. Il cacciatore che gli aveva sedotto la moglie e che era scappato con lei era ritornato dalla sua prima) consorte…….E’ successo anni fa….ma non intervenite sempre….siete proprio italioti….non lasciate parlare…la moglie del cacciatore mi disse che passando di notte vicino alla casa di Falco aveva visto una luce stranissima presso il cimitero degli animali. Un balenio, un lucore presso le tombe. Non ci avevo creduto. Ma lei insisteva con fermezza spiegando che l’uomo era un mago. Un giorno una mia amica mi visitò con una figlia di 17 anni che si chiamava Irene, che già conoscevo. Io provavo una profonda compassione per Irene perché aveva un padre juventino, stronzo, ex DC,  Forzista, da poco sottosegretario all’Ambiente e Tutela sotto Altero Matteoli e coordinatore della caccia per Forza Italia. Insomma questo padre miserando le aveva tutte e Irene era una feroce animalista. Era sera, ricordo bene, quando raccontai la strana storia alle due donne. La madre rise ma la figlia si commosse, cominciò a piangere e disse: “ Vorrei conoscere Falco”. La mattina dopo lasciammo la madre a Gubbio per andare a visitare Falco vicino a Pietralunga. Irene mi disse che giunta presso il misero casolare sentiva che quel luogo era pervaso dall’amore. Era come se la terra vibrasse di misericordia. Ma io non sentivo nulla. Per non farla lunga: lasciai Irene con Falco e partii. Dovevo andare a ritirare qualcosa a Perugia…dai continua ….stai fremendo….
Eugenio: Quando tornò riprese la piccola ninfa. Erano in macchina e Irene gli disse: “L’ho spogliato, l’ho lavato e l’ho fatto salire su di me…L’ho fatto perché volevo dargli il mio corpo come dono per tutta la sua grande compassione. All’inizio non riusciva a sentir nulla, ma io l’ho accarezzato appassionatamente e alla fine c’è stata una reazione notevole. Non diceva una parola. Era come se fosse oltre il mondo, dopo aver goduto pianse disperatamente…”
E Zeno domandò: “Ma tu hai provato nulla ?”
“E’ stata un’esperienza estatica” rispose Irene… “Lì c’erano gli angeli…”

BRANO DA “L’ASSASSINO CHERUBICO”

Re Sibis

Zeno: Allora….il dio Indra per mettere alla prova Re Sibis si trasforma in un falco e cerca di catturare e divorare una tortora. La tortora fugge e si rifugia nel grembo del re.
Il re dice: “Tutte le cose che vengono da me io le proteggo anche se dovessi perdere il regno e la mia vita.” Allora il falco domanda: “Con che diritto mi privi del mio cibo? Io sto morendo di fame tu non puoi intervenire e proteggere gli uccelli del cielo. Ma dal momento che vuoi salvare la tortora offrimi la tua carne. Dammi il peso della tua carne che equivale a quello della tortora.”
Il re ordina di portargli una bilancia e comincia ad affettarsi come un salame. Taglia pezzi della propria carne e la getta sulla bilancia. (Per un attimo….vi prego… pensate alle tortore massacrate nel tempio di Jahvé Sav’aot.) Le mogli, le concubine, i ministri, vedendo le carni straziate del monarca cominciano a piangere e a urlare…
Eugenio: Ma si è tagliato anche il…. ?
Ines: Oddio…poveretto…che atto misericordioso…
Zeno: Si…butta sventrapapere e palle sulla bilancia….la terra è scossa da un terremoto….la natura grida….il peso della tortora, misteriosamente, aumenta e il re deve gettare sempre più carne nella bilancia. Si riduce ad uno scheletro sanguinolento ma non molla: deve salvare la tortora.
Quando è vicino alla morte il divino si manifesta in tutta la sua potenza: Gadharvas e Apsaras appaiono e curano il corpo macellato del re con una sublime musica e una pioggia di fiori e di ambrosia. Il dio Indra si rivela nella sua forma autentica e dice al Re: tu sarai il prossimo Buddha!
Ecco….io paragonavo nella mia mente la storia di Sibis a quella di Gesù e il povero albero di fico…
Ines: Questa è la vera compassione, sentirsi parte del  Tutto, sentirsi fratello e sorella di tutti gli altri esseri…sino a morire…sino a donare la propria vita a un altro essere… Queste storie incredibili aprono la mente verso la capacità autentica di diffondere l’amore, anche il Vangelo parla di questo amore…ma incomprensibilmente…il cerchio dell’amore e della compassione, di cui parla, raccoglie soltanto l’umano…e questo è fonte di errore…eppure Mailer nel “Vangelo secondo il Figlio” parla del pentimento di Cristo per quel suo atto…chissà…
Eugenio: Mailer ? Una fonte sicura…nel tempio di Tamamushi c’è un pannello di legno, dipinto del periodo Asuka – mi sembra il VII sec d.C. – : un giovane, che diventerà il Buddha in una futura reincarnazione, offre la sua vita ad una famiglia di tigri affamate, dà il suo corpo alle tigri gettandosi da un dirupo bluastro…
Zeno: E quello maledice il fico….
Ines: Incredibile…eppure ho conosciuto un prete compassionevole, un cristiano che ha fatto entrare nel cerchio dell’amore e della compassione anche gli animali; li accoglieva e li benediceva in Chiesa…a San Giovanni dei Fiorentini in Via Giulia a Roma, durante la messa pregava per i defunti…e assieme ai defunti umani ricordava i cani e gatti morti e lo faceva con la voce tremante e le lacrime agli occhi…Quando ho visto queste cose mi sono commossa e ho cominciato a sperare in un cambiamento: il mondo deve cambiare, le religioni antropocentriche devono tramontare…il mondo grida…
Zeno: Forse fra mille anni…ma il sacerdote che ha detto “risparmiate gli agnelli per la Santa Pasqua” lo hanno macellato i vescovi e i cardinali…ma quel prete è un Boddhisattva….
Ines: Si, deve nascere nella mente umana una nuova visione del mondo che orienti un nuovo agire e una rinnovata relazione con tutte le creature sulla terra; deve estinguersi l’idea antropocentrica. Necessita un’immagine dell’Essere che raccolga nel suo cerchio compassionevole tutte le creature, una nuova rappresentazione che lasci le cose essere e le rispetti nella loro essenza, nella loro necessaria diversità…

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