TESTI ANIMALISTI 1

TESTI ANIMALISTI

LATTANZIO (sec.III-IV)

In tutti gli animali vediamo che, mancando essi di sapienza, hanno la natura come fondamento della propria conservazione. Perciò essi nuocciono ad altri per giovare a sé stessi, giacché non sanno che nuocere è male.
Invece, l’uomo che possiede la scienza del bene e del male, si astiene dal far danno ad altri anche se ciò debba comportare svantaggi per lui, ciò che l’animale privo di ragione non può fare ; e perciò il non recar danno ad altri è considerato una virtù fra le più alte dell’uomo .
Da ciò appare chiaro che è sapientissimo chi preferisce la propria rovina pur di non fare male ad altri, per adempiere a quello fra i doveri che lo distingue dagli animali privi di favella.

Affermano gli Stoici che il mondo e tutte le cose che sono in esso furono prodotte per servire gli uomini ; il medesimo insegnano a noi le Sacre Scritture.

Su ERACLITO (550-480 a.C. ca.) (da Apollonio, Diogene L.,Plutarco)

Il filosofo della natura Eraclito disse che l’uomo è per natura privo di
ragione.

Non sopportando più l’uomo si ritirò a vivere sui monti, cibandosi di erbe e
di e di foglie.

Si purificano macchiandosi di altro sangue, come uno che entrato nel fango
volesse lavarsi col fango. Lo riterrebbe pazzo un uomo che lo vedesse far
questo.

Empedocle e Eraclito ritengono per vero che l’uomo non sia assolutamente
libero dall’ingiustizia nel commercio degli animali, dolendosi in più luoghi
e rimproverando la natura che, come se fosse necessità e guerra, non abbia
nulla di sincero e puro, ma operi con molti e ingiusti accidenti ; poiché
dicono che la generazione stessa si sia fatta con l’ingiustizia per
congiunzione del mortale con l’immortale, rallegrandosi il generato di
strappar contro natura le membra al suo genitore.

SAN PAOLO  (5-67 d.C.)

Continuate a mangiare ogni cosa che si vende al macello, senza informarvi a
motivo della vostra coscienza  ; poiché “a Dio appartiene la terra e tutto
ciò che la riempie”. Se qualcuno dei pagani vi invita e desiderate andarvi,
mangiate di ogni cosa che vi è posta davanti, senza informarvi a motivo
della vostra coscienza.

Non ogni carne è la stessa carne  ; ma altra è la carne degli uomini e altra
quella delle bestie ; ce n’è una del genere umano, e c’è altra carne dei
bovini, e altra carne degli uccelli, e altra dei pesci.

Lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni si
allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni
ispirate e a insegnamenti diabolici, mediante l’ipocrisia di uomini che
diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente ; i
quali proibiranno di sposarsi, comandando di astenersi dai cibi che Dio ha
creato per essere presi con rendimento di grazia da quelli che hanno fede e
conoscono accuratamente la verità.

ORACOLI CALDEI (I_II sec d.C.)

Da Porfirio

Non è agli dei ma ai demoni che i sacrifici di sangue sono offerti da
coloro che hanno conoscenza delle potenze dell’universo.

Tutte le forme di intemperanza, tutti i desideri di ricchezza e di gloria
sono ispirate dai demoni, in particolare l’inganno. La menzogna è infatti il
loro dominio. Vogliono essere dei e la potenza che si trova alla loro testa
vuole passare per divinità suprema. Sono i demoni a gradire l’odore delle
carni che ingrassa la parte pneumatica (e corporale) del loro essere. Tale
loro parte vive di vapori e di esalazioni…essa trar forza dai vapori che
salgono dal sangue caldo e dalle carni bruciate.

APOLLONIO DI TIANA (I° sec. d.C.) Da Filostrato

E’ cosa migliore non offrire sacrificio di alcuna specie a Dio, non
accendere alcun fuoco in Suo onore, e non assegnare a Lui alcuno di quei
nomi dei quali si servono gli uomini per designare degli oggetti materiali ;
egli è infatti al di sopra di tutte le cose. Egli è il primo ; gli altri dei
vengono solamente dopo di Lui. Egli nulla attende dagli altri dei, meno
ancora da noi, poveri umani…
Per domandare a Colui che sta al di sopra di tutti, quello che a noi
conviene, noi dovremmo servirci di ciò che vi è di superiore in noi, cioè
dello spirito ; ora lo spirito non ha bisogno di alcun aiuto materiale per
formulare la sua preghiera. Perciò non consumate alcun sacrificio per Dio,
l’onnipotente, che sta al di sopra di ogni cosa.
Se taluno si dice mio discepolo, non frequenti luoghi pubblici, non uccida
alcun essere vivente, non mangi carne, sia esente da invidia…
Contro i preti di Delfi che praticano i sacrifici cruenti io dico : Eraclito
fu savio e giammai consigliò al popolo di Efeso di lavare il sudiciume con
altro sudiciume.
Se qualcuno vul seguire la mia strada, egli deve rinunciare a mangiare
qualsiasi cosa che abbia avuto vita animale…onde non sporcare la coppa
della saggezza…
Nulla di ciò che proviene dagli animali, lana o pellicceria, dovrà
riscaldarlo. Io consegno ai miei discepoli delle calzature di corda ed essi
dormiranno là dove potranno e come potranno…
Gli dei benediranno essi più per le loro piccole offerte che non coloro che
spargono sui loro altari il sangue dei vitelli .
La terra produce ogni cosa e chi vuole essere in pace con gli esseri
viventi non ha bisogno di nulla, perché i suoi frutti si possono cogliere, e
altri coltivare secondo le stagioni, in quanto essa è la nutrice dei suoi
figli : ma la gente, come se non udisse le sue grida, affina le spade contro
gli animali per trarne vestimento e cibo. I Bramani dell’India invece non
approvano tale condotta, e istruirono i Ginni dell’Egitto a respingerla : da
costoro Pitagora, che fu il primo dei Greci a frequentare gli Egiziani,
prese la sua dottrina, che lasciava alla terra agli esseri animati ; e
affermando che i suoi prodotti sono puri e adatti a nutrire il corpo e la
mente, di questi si cibava. Sostenendo inoltre che gli abiti che si portano
solitamente sono impuri, in quanto provengono da esseri mortali, si
abbigliava di lino ; e per la stessa ragione intrecciava il vimine per
farsene calzature…Il lino non è strappato a un essere vivente.

Cernetti – Insetti

Facile è amare insetti che troviamo bellissimi, rari, figli del musicale ronzare lontano dei Tristi Tropici – difficile l’amore per mosche, scarafaggi, zanzare. Se li ami, se gli concedi un angolo della tua carne perché si sfamino, sei già rinato Buddha.

Il monoteismo biblico e islamico, questa decapitazione integrale del Divino policefalo, questa insensata instaurazione (autocrocifissione?) del Divino nello squallore di un po’ di sabbia e pietra, domina ancora tutte le nazioni del mondo.

Coccioli “Rapato a zero”

La vivisezione è una vergogna gratuita (forse non esistono le cosiddette tecniche alternative??) ed è, sì, un’infamia. Insudicia colui che la commette e stampa un segno di disgrazia – un destino oscuro- sulla sua fronte e su quella dei suoi familiari. Visto che alla causa antivivisezionista non posso dare i litri del mio sangue che vorrei – servirebbero a poco-  le darò il frutto materiale di una vita : il “maledetto” denaro che in certi casi diventa benedetto ed è utilissimo. Con denaro si editano libri, si pagano manifesti, si organizzano comizi, si convincono dubbiosi. Con denaro si strappano animali al cieco e sordo orrore della vivisezione….
…alle creature anonime innocenti e inermi, sprovviste di parola e dotate di capacità di dolore, alle creature fatte metodicamente a pezzi nei laboratori medici, chi ci pensa? Quanti siamo in questo pianeta a soffrire per abbondanza d’immaginazione compassionevole? Si suppone davvero che gli animali soffrano meno di noi? Non hanno la nostra stessa carne, gli stessi nervi accesi che abbiamo noi? Ma, in più, loro sono muti. Una domanda essenziale si alza tuttavia dalle gabbie in cui li imprigionano i vivisezionasti : Che cosa abbiamo fatto per essere trattati in tal modo? Abbiamo chiesto di nascere?  Chi vi autorizza a straziarci? E il vostro Dio perché tace?
Questo gemono nelle gabbie di dolore gli esseri vivi che facciamo a pezzi per sadismo o indolenza mentale. Ora anch’io , Carlo Coccioli, ripeto la domanda massima : Sì, perché Dio tace? Ma –forse! – non c’è domanda più sciocca e arrogante. Dio non tace. Non vedete che in questo momento sta parlando per bocca mia?

P.Bayle (1647-1707)

Lo stato di peccato è quello di arrestarsi alle creature come al proprio ultimo fine : e questo è proprio ciò che, secondo l’opinione comune, fanno le anime delle bestie ; secondo questa stessa opinione tali anime ritornano nel nulla, nel momento in cui le bestie cessano di vivere ; dov’è dunque la costanza di Dio? Crea delle anime per annientarle subito dopo. E’ una cosa che non fa neppure nei confronti della materia, perché non la distrugge mai ; ne consegue dunque che Dio conserverebbe le sostanze meno perfette per distruggere quelle più perfette. Può essere questo il modo di agire di un essere saggio? L’anima delle bestie non ha peccato. E tuttavia essa è soggetta al dolore e alla miseria, sottoposta a tutti i desideri sregolati della creatura che ha peccato. In che modo trattiamo le bestie ? Le facciamo sbranare fra di loto per procurarci piacere, le scanniamo per nutrirci ; frughiamo nelle loro viscere, quando sono ancora in vita, per soddisfare la nostra curiosità, e facciamo tutto questo grazie al dominio che Dio ci dato su di esse. Che confusione! La natura innocente è sottoposta a tutti i capricci della creatura colpevole! Non c’è casista il quale sostenga che si commette peccato a far combattere dei tori contro degli alani eccetera, o a uccidere, cacciare, e pescare, ricorrendo a mille astuzie e violenze, gli animali, oppure a divertirsi ad ammazzare le mosche, come faceva Domiziano . Non è forse crudele e ingiusto sottoporre un’anima innocente a tanti tormenti?
La tesi di Descartes ci solleva da tutte queste difficoltà.

ERASMO DA ROTTERDAM (1466-1536)

…A me definire animalesco o bestiale  un conflitto armato, sembra ancora inadeguato. In effetti gli animali vivono per lo più concordemente e socievolmente all’interno della propria specie, si muovono in gruppo, si difendono e si aiutano reciprocamente….
Ma per l’uomo non c’è bestia più pericolosa dell’uomo. Gli animali, quando combattono, combattono cn le armi che gli ha dato la natura . Noi uomini ci armiamo a rovina degli altri uomini di armi innaturali , escogitate  da un’arte diabolica. Gli animali non si scateneno per qualsiasi ragione, ma solo perché sono inferociti dalla fame, perché si sentono braccati, perché temono per i cuccioli. Noi uomini -chiamo Dio a testimone-  scateniamo le più tragiche guerre per i motivi più futili…
Chi ha mai sentito dire che centomila animali si sono sterminati a vicenda?
Eppure così fanno dappertutto gli uomini . Ma il confronto non è ancora finito . Ci sono specie animali divise fra loro da un’ostilità congenita, ci sono però anche specie unite da una genuina e salda amicizia . Invece fra uomo e uomo, fra tutti gli uomini presi uno a uno, c’è guerra perpetua ; non esiste nel genere umano un’alleanza veramente salda. Così è : ogni creatura che tradisce la propria natura, degenera e diviene peggiore che se fosse stata originariamente maligna….
…non esiste pratica, per quanto infame, per quanto atroce, che non si imponga, se ha la consuetudne dalla sua parte . Quale fu dunque questo misfatto ? Ebbene, non ebbero scrupolo di divorare i cadaveri degli animali, di lacerarne a morsi la carne esanime, di berne il sangue, di suggerne gli umori, e di seppellirsi viscere nelle viscere, come dice Ovidio. …Che cadaverici piaceri ! …Dagli animali feroci si passò alle bestie innocue. Si cominciò dappertutto a infierire sulle pecore,  animali senza frode né inganno, sulla lepre colpevole soltanto di essere saporita . Non risparmiò il bue domestico, che aveva lungamente nutrito col suo lavoro l’ingrata famiglia ; non ci si astenne da nessuna razza di uccello né di pesce ; e la tirannide della gola arrivò al punto che nessun animale fu più in grado di sottrarsi alla caccia spietata dell’uomo…
Il tirocinio che abbiamo descritto, fu un addestramento all’omicidio…
E a forza di sterminare animali, s’era capito che anche sopprimere l’uomo non richiedeva un grande sforzo.

…E’ senz’altro da preferirsi la vita delle mosche e degli uccelli, che possono vivere tranquillamente secondo natura, per quanto almeno lo permettono le insidie dell’uomo . E’ incredibile quanto perda del suo fascino un uccello che, chiuso in gabbia, abbia imparato a balbettare qualche parola umana . Giacché la creazione della Natura è senz’altro più lieta e attraente di quella dell’uomo

I PARAGONI SCOMODI

TOMMASO D’AQUINO ( 1225 –1274)

Soluzione delle difficoltà:

1)Secondo l’ordine stabilito da Dio la vita degli animali e delle piante non viene conservata per sé stessa ma per l’uomo . Ecco perché S.Agostino scriveva : “Se conso l’ordine sapientissimo del Creatore, la loro vita e la loro morte sono subordinate al nostro vantaggio” .

2) Gli animali e le piante non hanno la vita razionale, per governarsi da sé stessi, ma sono sempre come governati da altri mediante un istinto naturale . E in questo abbiamo il segno che essi sono subordinati per natura, e ordinati all’uso di altri esseri.

3) Chi uccide il bove di un altro, non pecca perché uccide un bove, ma perché danneggia un uomo nei suoi averi. Ecco perché questo fatto non è elencato fra i peccati di omicidio, ma tra quelli di furto e di rapina.

1800 ANNI PRIMA  ….

JAINISMO: PRECETTI SULLA NON VIOLENZA – Mahavira ( 599- 527 avanti Cristo)

147. Caratteristica essenziale di ogni uomo saggio è non uccidere nessun essere vivente.
Senza dubbio, si devono comprendere i due principi della non violenza e dell’uguaglianza di tutti gli esseri viventi.

148. Tutti gli esseri viventi vogliono vivere e non vogliono morire. Per questo le persone ompletamente prive di attaccamenti proibiscono l’uccisione di essere viventi.

149. In ogni caso, no si dovrebbero mai uccidere né consapevolmente né inconsapevolmente gli altri esseri viventi – mobili o immobili – di questo mondo, né si dovrebbe permettere ad altri di ucciderli.

Schopenhauer 1788-1861

Un errore fondamentale assolutamente inspiegabile del cristianesimo, da ricordare in questa occasione, (errore che manifesta le sue conseguenze nefaste ogni giorno ) , è il fatto che esso, contrariamente alla natura, ha staccato l’essere umano dal mondo degli animali al quale esso essenzialmente appartiene, dando valore esclusivamente all’uomo e considerando gli animali addirittura come cose, -mentre il brahmanesimo e il buddhismo, fedeli alla verità, riconoscono decisamente la palese parentela dell’uomo, come in generale con l’intera natura, così anzitutto con la natura animale e, mediante la metempsicosi e altri modi rappresenta l’essere umano come collegato strettamente al mondo degli animali. Il ruolo importante che nel brahmanesimo e nel buddismo svolgono generalmente gli animali, confrontato con la loro totale nullità nel cristianesimo giudaico, condanna quest’ultimo in fatto di perfezione, per quanto abituati si sia in Europa a una simile assurdità.

Queando studiavo a Gottinga, il prof.Blumenbach ci parlò molto seriamente, nel corso di fisiologia, degli orrori delle vivisezioni e ci fece notare come esse fossero una cosa crudele e orribile ; perciò egli diceva che vi si deve ricorrere molto di rado e soltanto in occasione di ricerche molto importanti che siano di utilità immediata ; il tal caso però bisognerebbe eseguirle con la massima pubblicità, in una grande aula dopo aver diramato un invito a tutti gli studiosi di medicina, affinché il crudele sacrificio sull’altare della scienza possa essere della maggiore utilità possibile. -Invece oggidì ogni medicastro si crede autorizzato a effettuare nella sua camera di torture gli atti più crudeli nei riguardi delle bestie, al fine di decidere problemi la cui soluzione si può trovare già da molto tempo nei libri, nei quali però è troppo pigro e troppo ignorante per ficcare il naso . I nostri medici non hanno più una cultura classica, come in passato, quando essa conferiva loro una certa umanità e una certa nobile verniciatura. Oggi si giunge all’università il più giovani possibile e vi si vuole soltanto imparare a far gli impiastri al fine di prosperare con essi sulla terra.-.

LEIBNIZ (1646-1716)

…Questa dottrina conduce a un’altra, in cui sono ancora costretto ad abbandonare l’opinione comune. Si chiederà a quelli che seguono la mia, che cosa fanno le anime delle bestie dopo la morte dell’animale ; e ci si imputerà il domma di Pitagora che credeva alla trasmigrazione delle anime, che non solo Van Helmont figlio, ma anche un autore di certe meditazioni metafisiche pubblicate a Parigi, hanno voluto resuscitare. Ma bisogna sapere che io ne sono ben lontano, perché credo che non solo l’anima, ma anche l’animale sussista. Persone molto precise nello sperimentare si sono al tempo nostro già accorte che v’è motivo di dubitare se mai venga prodotto un animale tutt’affatto nuovo, o se piuttosto gli animali non vivano già in piccolo nei germi prima della concezione, e così pure le piante.  Posta questa dottrina sarà plausibile ritenere che ciò che non comincia a vivere non cessa, del pari, di vivere ; e che la morte, come la generazione, non è che la trasformazione dello stesso animale, che ora è accresciuto, ora diminuito. Questo ci scopre ancora altre meraviglie dell’arte divina, a cui non s’era mai pensato : le macchine della natura, essendo macchine fin nella loro minima parte, sono indistruttibili, perché una piccola macchina è racchiusa in uba più grande all’infinito. Quindi si è obbligati a sostenere al tempo stesso la preesistenza dell’anima come dell’animale, e la sussistenza dell’animale come dell’anima.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

La bontà umana, in tutta la sua purezza e libertà, può venir fuori solo quando è rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell’umanità, quella fondamentale, è rappresentata dall’atteggiamento verso chi è sottoposto al suo dominio: gli animali. E sul rispetto nei confronti degli animali, l’umanità ha combinato una catastrofe, un disastro così grave che tutti gli altri ne scaturiscono.

Rupert Sheldrake, I poteri straordinari degli animali,

Noi ci affezioniamo molto a cani, gatti e cavalli, ci prendiamo cura di loro e quando muoiono viviamo un autentico lutto. Ma ai maiali, ai vitelli, alle galline riserviamo un trattamento brutale, di sfruttamento, lontano da qualsiasi forma di affetto, essendo essi parte di un sistema produttivo, il cui unico scopo è produrre la maggior quantità di cibo al minor costo. Per giustificare questo comportamento, gli animali sfavoriti devono essere considerati inferiori, indegni di un attaccamento affettivo. Se dovesse sorgere il dubbio che anche gli animali sfruttati abbiano un certo valore proprio, nascerebbe un conflitto irrisolvibile. Un modo sicuro per evitare il sorgere di tale conflitto è tenere le due categorie di animali, privilegiati e sfruttati, in ambiti della nostra mente completamente separati.

Pierce B. Shelley

Chi difende il cibo animale dovrebbe costringersi a un esperimento decisivo per stabilirne la validità… lacerare le carni di un agnello vivo coi soli denti, e affondare la testa dentro i suoi intestini, estinguere la propria sete nel sangue fumante; quando, fresco di questa orribile azione, ritornasse agli irresistibili istinti della natura che si ergerebbero in giudizio contro di essa, e dicesse: «La Natura mi ha fatto per questo genere di lavoro», allora, e solo allora, sarebbe coerente.

Albert Einstein

Un essere umano è parte di un intero chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includere tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza.

Lev Tolstoj

La pietà è sempre lo stesso sentimento, non c’è differenza tra quella che si prova per un essere umano rispetto a quella per una mosca.

Ceronetti – Aquilegia

L’uomo tratta questi esseri in cui vivono anima, sensibilità e intelligenza con tutta l’inimmaginabile ferocia di cui le sue mani sono capaci. Gli inocula le sue più meritate malattie e ne prolunga ad arte il decorso, a volte guarendole, ma solo per inoculargliene di nuove e ricominciarne daccapo l’osservazione. Certi supplizi non durano giorni o settimane, ma anni interi. Oh impalatori, scorticatori, squartatori, arruotatori, crocifiggitori d’uomo, vi sia riconosciuto il merito di essere rimasti costantemente entro limiti rituali, almeno! Qua succedono cose con cui la vostra ferocia fatica a paragonarsi, ad opera di signore e signori dall’aspetto pulito, rispettosi delle leggi, onorati dal pubblico, applauditi dalle accademie. L’esperimento sugli animali è la corona dei patiboli che abbiamo eretti, il brillante puro della storia dei macelli, delle torture e delle carneficine umane. Aver tirato a prolungare la sola esistenza del verme umano a spese del lamento infinito di tutte le creature viventi, col grave assenso delle più solenni barbe di profeti e fondatori di religioni in fondo allo sterminato corridoio dei lamenti, resterà scritto, quando finalmente avremo liberato l’universo della nostra presenza, come il più schiacciante dei nostri carichi d’accusa, sulle rovine del mondo insanguinate.

Porfirio (233-305)

Difatti, se egli (S.Paolo)  proibisce di cibarsi delle carni dei sacrifici, d’altro canto insegna a essere indifferenti nei confronti di ciò . Dice infatti che non bisogna occuparsene  né approvarli, ma mangiarne anche se si tratti delle carni dei sacrifici, purché nessuno lo abbia reso noto…Ed ivi constatiamo che egli dice : “Ciò che essi sacrificano, lo sacrificano ai demoni ; e io non voglio che voi siate in comunione coi demoni “. Dicendo e scrivendo queste cose, egli scrive di nuovo, indifferentemente, sul fatto di cibarsene e afferma : “Noi sappiamo che l’idolo del mondo non è nulla, e che nessuno è Dio, fuorché uno solo “. E poco oltre : “Non è un cibo che vi avvicina a Dio ; se ne mangiamo, non veniamo ad avere nulla di più, e , se non ne mangiamo, non abbiamo nulla di meno”. Poi, dopo queste chiacchiere da ciarlatano, ruminò, come se giacesse in un letto : “Mangiate di tutto quello che si vende al macello, senza preoccuparvi di niente per scrupolo di coscienza; perché del Signore è la terra e tutto quello che essa contiene”. Oh, finzione scenica non ancora escogitata da nessuno ! Oh, sentenza assurda e contraddittoria ! Oh, discorso che si demolisce da solo ! Oh, modo nuovo di tirar con l’arco, per cui la freccia raggiunge e colpisce quello stesso che
la scaglia !

Dott.Schweitzer (1875-1965)

Il grande errore di ogni etica è stato sinora quello di immaginarsi di avere a che fare soltanto coi rapporti tra uomo e uomo . Invece il vero problema riguarda la sua attitudine verso il mondo e verso tutta la vita che entra nel suo raggio di azione . Un uomo è morale soltanto quando considera sacra la vita come tale, quella delle piante o degli animali altrettanto di quella dei suoi simili, e quando si dedica ad aiutare ogni vita che ne ha bisogno . Soltanto l’etica universale che senta la responsabilità per tutto ciò che vive in una sfera sempre più ampia, soltanto quell’etica è fondata sul pensiero . L’etica del rapporto tra uomo e uomo non è qualcosa a parte : è solo un rapporto particolare che deriva da quello universale.

VOLTAIRE (1694-1778) (A Descartes)

Che vergogna, che miseria, aver detto che le bestie sono macchine prive di conoscenza e sentimento, che fanno sempre tutto ciò che fanno nella stessa maniera, che non imparano niente, non si perfezionano ecc.
…Forse è perché io ti parlo che tu giudichi ch’io abbia il sentimento, la memoria, delle idee? Ebbene ! Non ti parlerò : tu mi vedrai rincasare con aria afflitta, cercare una carta con inquietudine, aprire l’armadio dove mi ricordo di averla rinchiusa, trovarla, leggerla con gioia . E tu ne deduci che io ho provato il sentimento dell’afflizione e quello del piacere, che ho memoria e conoscenza.
Giudica dunque allo stesso modo questo cane, che non trova più il suo padrone, che lo ha cercato per tutte le vie con grida dolorose, che rincasa inquieto e agitato, sale, scende, va di stanza in stanza, trova infine nel suo studio il padrone che egli ama, e gli testimonia la propria gioia con la dolcezza del suo mugolìo, coi salti e le carezze. I barbari uomini prendono questo cane che suol vincerli così facilmente nell’amicizia : lo inchiodano su una tavola, e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesenteriche. Tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te.
Rispondimi, o meccanicista,la natura ha dunque combinato in lui tutte le molle del sentimento affinché egli non senta? Il cane ha dei nervi per essere impassibile? Non fare più di queste balorde supposizioni ……
Ascoltate qualcun’altra di queste bestie che ragionano sulle bestie : la loro anima è un essere spirituale, ma che muore col corpo .E che prova ne avete?  Che idea vi fate di questo essere spirituale che, in effetti, è dotato di sentimento, di memoria, di una certa quantità di idee e di combinazioni, ma che non potrà mai arrivare a sapere ciò che sa un bambino di sei anni ? E su qual fondamento pensate che questo essere, che non è un corpo, muoia col corpo?

VOLTAIRE

Non abbiamo mai potuto farci un concetto del bene e del male altrimenti che in rapporto a noi .
Le sofferenze degli animali ci sembrano dei mali perché, essendo anche noi animali, pensiamo che saremmo molto da compiangere se a noi si facesse altrettanto. Sentiremmo la stessa pietà per una pianta o per una pietra se sapessimo che, quando viene tagliata, essa soffre, ma la compiangeremo molto meno di un animale, perché la pianta e la pietra ci somigliano meno . Del resto, noi cessiamo presto di commuoverci per la morte spaventosa degli animali riservati alla nostra tavola. I bambini, che piangono la morte del primo pollo che vedono sgozzare,  la seconda volta ridono.  Infine, è fin troppo certo che quella spaventosa carneficina messa senza posa in mostra nelle nostre beccherie e nelle nostre cucine non ci sembra un male : anzi, consideriamo quell’orrore, spesso pestilenziale, come una benedizione del Signore ; e possediamo ancor oggi preghiere in cui lo si ringrazia di quegli assassinii. Eppure, c’è forse qualcosa di più abominevole del nutrirsi continuamente di cadaveri ?…

Eppure io non vedo tra noi nessun moralista, nessuno dei nostri loquaci predicatori, nessuno nemmeno dei nostri Tartufi, che abbia mai fatto la minima riflessione su quest’orrenda abitudine divenuta in noi natura.
Bisogna risalire fino al buon Porfirio , ai compassionevoli pitagorici, per trovare qualcuno che abbia cercato di farci vergognare della nostra cruenta ghiottoneria ; oppure bisogna recarsi tra i brahamani. Infatti i nostri monaci, costretti dal capriccio dei fondatori dei loro ordini, a rinunciare alla carne, sono assassini di sogliole e di rombi, quando non lo sono di pernici e quaglie. E né tra i monaci né nel concilio di Trento né nelle nostre assemblee del clero né nelle nostre accademie si è mai pensato di chiamare un male quella carneficina universale. Nei concili non vi si è pensato più che nelle taverne.

Ceronetti: Aquilegia

L’uomo tratta questi esseri in cui vivono anima, sensibilità e intelligenza con tutta l’inimmaginabile ferocia di cui le sue mani sono capaci. Gli inocula le sue più meritate malattie e ne prolunga ad arte il decorso, a volte guarendole, ma solo per inoculargliene di nuove e ricominciarne daccapo l’osservazione. Certi supplizi non durano giorni o settimane, ma anni interi. Oh impalatori, scorticatori, squartatori, arruotatori, crocifiggitori d’uomo, vi sia riconosciuto il merito di essere rimasti costantemente entro limiti rituali, almeno! Qua succedono cose con cui la vostra ferocia fatica a paragonarsi, ad opera di signore e signori dall’aspetto pulito, rispettosi delle leggi, onorati dal pubblico, applauditi dalle accademie. L’esperimento sugli animali è la corona dei patiboli che abbiamo eretti, il brillante puro della storia dei macelli, delle torture e delle carneficine umane. Aver tirato a prolungare la sola esistenza del verme umano a spese del lamento infinito di tutte le creature viventi, col grave assenso delle più solenni barbe di profeti e fondatori di religioni in fondo allo sterminato corridoio dei lamenti, resterà scritto, quando finalmente avremo liberato l’universo della nostra presenza, come il più schiacciante dei nostri carichi d’accusa, sulle rovine del mondo insanguinate.
?

Condividi: