Che fare per contenere l’orrore?

04/10/2009

RICCI: Perché l’idea di canile deve essere abolita?

GIULIA: Perché è sbagliata alla base. Il canile così come è strutturato oggi diventa un luogo di reclusione, un luogo punitivo, mentre gli animali non hanno nessuna colpa, se non quella di esistere. O vogliamo colpevolizzarli anche per il fatto che esistono? Tu pensa alle barbarie che gli animali soffrono a causa nostra. Li cacciamo, li imprigioniamo, li maltrattiamo, li uccidiamo per cibarci di loro e gli creiamo una vita d’inferno, utilizzando sempre la solita scusa “tanto sono bestie”. E qui ha giocato un ruolo pesante la religione con i suoi concetti antropocentrici e specisti…

RICCI: Importante è capire questo che hai detto. La barbarie e lo sterminio lo pratichiamo verso tutti gli animali, non solo i cani. Questi orrori sono universali, noi siamo i nazisti dell’orbe terracqueo.
Balene, foche, agnelli, tori, gorilla, elefanti… un ecatombe continua… Ma qui parliamo di cani. Procediamo: quali proposte si possono avanzare per creare rifugi che siano veramente adeguati al benessere animale?

ELIANA: Le proposte possono essere diverse. Intanto bisogna lavorare perché altri cani non entrino nei canili e non bisogna far nascere altri canili. Bisogna creare delle strutture tenendo conto che gli animali sono esseri viventi e come tali hanno le loro esigenze. Devono camminare, correre, mangiare cibo decente, avere un riparo dal caldo e dal freddo, avere diritto ad essere curati e soprattutto avere persone che si dedicano a loro con amore. O rispetto. Ci sono voluti quasi 3000 anni per accorgersi che gli animali respirano, mangiano, camminano, provano emozioni.

RICCI: Chi deve intervenire e non lo fa?

MARCELLA: Come ti abbiamo detto prima: le ASL che non controllano come dovrebbero.
Ci sono canili che potrebbero contenere 200 cani e invece ne hanno 2000. Scoppia lo scandalo. Ci si chiede ma la ASL dov’era finora? Chi ha dato i permessi? Nessuna risposta. Se il canile viene sequestrato – e nella stragrande maggioranza dei casi le ASL sono nominate custodi giudiziari – per gli animali non cambia niente e continuano gli orrori. Ti dico anche cosa non viene fatto: non viene fatto un censimento serio. La maggioranza dei cani nei canili sono ancora senza “microchip”. Non vengono fatte serie campagne di adozione; e per serie intendo campagne che coinvolgano il sindaco in prima persona, le ASL e le strutture sociali. Tutto è lasciato ai volontari che fanno quel che possono e che stanno tentando di svuotare un oceano usando un cucchiaino per caffè.

RICCI: Spiega.

MARCELLA: Perché se riesco a fare adottare due cani in un mese e poi in quel mese ne entrano altri venti e nel canile fanno anche le cucciolate, non si risolverà mai niente.

RICCI: Perché lasciano fare le cucciolate nei canili?

MARCELLA: Perché i gestori hanno tutto l’interesse a farle fare. Prendono i contributi. E le ASL cosa fanno? Chiediglielo tu. La situazione è talmente grave che gli appelli giornalieri e le richieste di aiuto – monitorando una decina di canili – sono oltre un centinaio al giorno. Prova ad immaginare in che condizioni possono essere i canili. Ci sono animali che girano tutto il giorno su se stessi, animali pieni di zecche e parassiti, escrementi, topi di fogna che mangiano nelle ciotole dei cani. Ci sono canili dove avvengono epidemie di cimurro, dove i vaccini non esistono. Ci sono canili dove i cani subiscono il taglio delle corde vocali per evitare l’abbaio collettivo. Ti basta?

RICCI: Ma non c’è un legge riguardo questi canili?

GIULIA: La legge c’è e la legge prevede i canili, non i canili lager. Per questo non si capisce perché quando vengono scoperte certe strutture le persone non vengano condannate. E poi occorrerebbe una legge che vieti di tenere gli animali alla catena (pratica barbara da medioevo) e una legge che si ricordi che gli animali non possono vivere in una gabbia. È sbagliato confinare gli animali alle gabbie. Perché dobbiamo farlo? Se mi chiedi nello specifico ti rispondo che i sindaci disattendono la normativa, se ne fregano e le ASL, come ti stiamo ripetendo, sono incontrollabili.

RICCI: Cosa bisogna fare per cambiare drammaticamente le cose?

ELIANA: Bisogna che le ASL rispondano pubblicamente di quello che fanno. Hanno strapotere e sono intoccabili. Le ASL non sterilizzano, non curano, non controllano. Ci si chiede perché le sterilizzazioni previste non sono state fatte dalle ASL, ci si chiede soprattutto chi deve curare i cani nei canili? I gestori rispondono che sono obbligati solo a dar da mangiare ai cani. Ma quello che hanno firmato nell’appalto del capitolato va controllato, perché a qualcuno spetta il compito di curare gli animali, spetta al gestore o alle ASL, a seconda dei casi, invece il risultato è un rimpallo di responsabilità continua, e gli animali imprigionati soffrono e si ammalano. Per i gestori basta che sopravvivano, non che vivano, basta che lasciandoli in vita ottengano il loro pezzo di carne sanguinolento.

RICCI: Lo strazio ha un costo.

MARCELLA: Ma dal momento che le ASL sono pagate con i soldi pubblici dei contribuenti dovrebbero rispondere di quello che fanno cosa che invece non accade. Prova a chiedere all’ASL di Salerno 3.
Chiedi perché non hanno mai sterilizzato i cani di Cicerale, e sentirai la risposta. E poi gli danno da mangiare quello che vogliono. E se chiedi: ma hanno mai visto un veterinario questi cani? Nessuno risponde.

RICCI: Questo avviene ovunque?

GIULIA: Certo. Prendi un canile a caso del Mezzogiorno e fai i controlli per vedere quanti cani malati e agonizzanti ci sono, vai a farti un giro a Campobasso, al canile di Altavilla Irpina, ai canili nascosti del Beneventano, hai l’imbarazzo della scelta. Allora dico perché quando vengono sequestrati i canili nessuno viene condannato per le cure che non sono state date? Nel modulo di richiesta di affido dei Cani di Cicerale, c’è scritto che molti cani sono bisognosi di cure e che la maggioranza dei cani non risulta sterilizzata.
Allora ci si domanda: che hanno fatto le ASL in questi anni? Cosa hanno fatto? Quanti veterinari pensi abbiano visto quei cani là dentro? Credi che siano mai stati vaccinati gli animali?

ELIANA: E il direttore sanitario del canile di Cicerale che cure ha prestato agli animali in tutti questi anni visto che ci sono animali in condizioni pietose?

MARCELLA: I soldi stanziati per le sterilizzazioni nel sud Italia non si sa che fine hanno fatto. Fare un giro al canile di Palermo o visitare un altro canile a caso del sud fa vomitare per le condizioni in cui gli animali sono costretti a vivere. Accalappiano i cani, e dal momento che non sanno dove metterli, uccidono quelli dentro al canile per far posto nelle gabbie. Chissà quanti ne sono morti e così…

RICCI: Quindi cosa bisogna fare?

MARCELLA: Ci chiedi cosa bisogna fare per cambiare le cose? Bisogna che vengano fatti seriamente i controlli e che vengano tolti gli appalti quando vengono trovate irregolarità, questo almeno dovrebbe succedere nei paesi civili. Perché quando viene provato che una ASL non ha sterilizzato per anni, i direttori non vengono licenziati?

RICCI: Occorre una normativa nazionale unica?

ELIANA: Certo, non frammentata per regioni, province, comuni, dove quello che vale al nord non vale al sud e viceversa. E’ sconvolgente entrare in un canile e vedere oltre alla tristezza, la sofferenza degli animali, la disperazione delle gabbie (alcuni impazziscono a forza di sbattere la testa contro le sbarre) vedere gli animali malati, non curati da nessuno. Lo sai che gli animali che gli attivisti riescono portare fuori per fare un giro (una volta a settimana) urlano quando devono rientrare nelle gabbie?

RICCI: Lo so bene. Ho avuto un cane in quarantena che per poco non è impazzito.
Bisogna coinvolgere le scuole? Si tratta di svolgere una battaglia informativa e culturale?

GIULIA: Certamente. Bisogna creare un nuova etica. La cosa allucinante è che parliamo di esseri viventi e questa etica dovrebbe già esistere. Io dico che dovrebbe essere uno scandalo vedere una persona che picchia un cane o che lo tiene legato alla catena. Tutti dovremmo indignarci, invece trattandosi di “bestie”, la cosa è legittima e sono considerate strane e folli le persone che s’indignano per l’orrore.

MARCELLA: E quando la televisione fa un servizio sui canili lager, anche le persone che normalmente non si occupano di queste cose, dovrebbero indignarsi. Dovrebbero indignarsi anche la Chiesa, i preti, i politici, i giornalisti, i personaggi famosi, tutti…O perché sono animali è giusto che gli venga fatto ogni male, che nessuno li difenda? E’ un problema etico…

RICCI: Etico? Stai parlando di questo pianeta o del Regno dei Cieli? Sai cosa fanno in Mexico ai cani randagi? E sai cosa fanno in Spagna? Li sopprimono dopo una settimana, e così fanno in molti paesi anglosassoni e negli Stati Uniti. In Messico li accalappiano e anche se hanno un collare li gassano, li uccidono con scosse elettriche o li raccolgono in grandi capannoni e li fanno morire di fame e i più forti sbranano i deboli. Nell’isola di Réunion che è parte della civilissima Francia, li usano come esche per i pescecani. Sai cosa fanno ai cani in Cina? Di che etica parli?Il problema è la specie. Gli umani.
Dico è la specie fottuta: siamo i nazisti dell’orbe terraqueo. Massacriamo tutto incluso il nostro habitat.

MARCELLA: E’ vero anche da altre parti del mondo avvengono cose orrende. Anche peggiori.

ELIANA: Se da altre parti esistono orrori, questo non significa che dobbiamo giustificare l’orrore a casa nostra e dire “Beh… almeno da noi i cani non li gassano”. L’orrore è orrore e basta. Altrimenti cosa facciamo una gara su chi ha più orrori nel proprio paese? In quanto all’etica se gli uomini stanno violando norme fondamentali come il rispetto verso la vita di altri esseri viventi, vuol dire che dobbiamo incominciare a insegnarla l’etica…

RICCI: Dicevo un’altra cosa: qui siamo nel centro della civiltà, ci dicono ogni giorno; non siamo
immersi nella foresta equatoriale. Senti ogni giorno le menate sul livello di civiltà raggiunto e poi scopri i campi di sterminio.

GIULIA: E’ vero…

RICCI: Bisognerebbe raggiungere i possessori dei cani non pensate? Ma come è possibile che in un paese dove quasi 5 milioni di famiglie possiedono uno o due cani non si riesce a informare la gente dell’orrore che accade? Non tutti saranno sensibili ma una gran parte lo sarà. Come è possibile una tale assurdità?

MARCELLA: Purtroppo la mentalità diffusa nel nostro paese è dire “non ci si può fare niente”. Questo modo di pensare ha permesso la proliferazione di situazioni vergognose che con un diverso impegno civile non sarebbero potute mai avvenire. Per Cicerale e i canili lager dovrebbero lottare tutti gli italiani e non solo gli animalisti.

RICCI: Secondo te, i canili vanno gestiti solo da volontari? E perché?

ELIANA: Parto dal concetto che l’idea stessa di canile è sbagliata. Il randagismo non è stato risolto e si sono creati luoghi di orrore per gli animali rinchiusi. Nell’attesa di un’epoca di vera civiltà dove i canili saranno ridotti al minimo (e per minimo intendo un canile per regione) le strutture esistenti dovrebbero essere pubbliche e supportate da volontari. Questo perché se è già difficile entrare nei canili pubblici, in quelli privati diventa pressoché impossibile e si creano vere e proprie caste di potere. I gestori dei canili privati dicono “questa è casa mia” e con questo intendono dire che la proprietà di tutti i cani presenti nei loro canili, è roba loro. “Cosa nostra”. Quindi ogni iniziativa volta alle adozioni viene boicottata. Ci sono animali che entrano nei canili e non usciranno mai.

RICCI: Come devono funzionare i canili? Potrebbe essere utile l’idea del parco canile?

GIULIA: I canili sono nati per essere una struttura di transito. E’ inconcepibile e vergognoso che i cani restino nelle gabbie per 14 o 15 anni. Ed è inconcepibile vietare agli animali le funzioni primarie come camminare. Ci sono canili dove le gabbie non sono mai aperte e i cani non escono mai. Vai a vedere, per esempio, il canile di Torre Melissa. Ci sono altri canili dove i cani escono solo quando ci sono i volontari, ossia una volta alla settimana. E i volontari fanno quello che possono.

RICCI: Fai un esempio.

GIULIA: Un esempio? Immagina un canile che contiene 400 cani ed ha 10 volontari. I volontari possono fare uscire 2 cani a turno. I volontari restano in un canile per poche ore, quindi quanti cani possono uscire? Un cane fa una passeggiata una volta all’anno. Sconvolgente ma è così. Però io mi domando: perché i volontari devono sopperire a carenze di questo tipo? Come è possibile che un canile contenga 400 cani se non c’è personale sufficiente che si dedica a questi animali? Ma la risposta la conosco: si risolve tutto con un pugno di croccantini; non ci si preoccupa di come stanno gli animali, non ci si preoccupa se le gabbie non sono mai aperte, anzi le gabbie vengono stipate di animali. E a chi interessa farli uscire? Non certo al gestore che ci guadagna sugli animali. E non ha tempo per la compassione. L’idea del parco canile è un punto di partenza, ma alla base devono essere create strutture dove gli animali possono restare liberi.

RICCI: Pensi che la vendita dei cani nei negozi vada bloccata e che i cani siano adottati solamente dai canili?

GIULIA: Sì. Se si vuole realmente risolvere il problema, vanno chiusi gli allevamenti di cani. Va vietata la vendita di animali nei negozi e nelle fiere. Apro una parentesi. Hai mai visto come sono trattati gli animali nelle fiere? E non intendo solo i cani. Sono venduti come un oggetto qualunque tra la musica assordante. Chi vuole un cane lo prenda al canile, ci sono cani di razza, cuccioli, cani vecchi e giovani. In questo modo, mettendo in crisi il commercio degli animali, si può combattere il randagismo. Primo perché chi prende un animale lo prende per farne un compagno di vita e non trasformarlo in un oggetto, come un tavolo di legno. Andate a vedere i cani dei cacciatori, ci sono setter che vengono acquistati a peso d’oro e che quando diventano troppo vecchi e non svolgono più la loro funzione, vengono uccisi o passano una vita in gabbie fetide…

RICCI: Sorvoliamo su questo. La mia cagna era stata abbandonata da un cacciatore piuttosto di ucciderla. Era incinta e aveva un tumore. Mi ha dato Max, che ora è morto nel Devon. Conosco bene questo problema.

GIULIA: L’abbiamo letto. Anche i cacciatori disattendono la normativa e soprattutto nelle campagne relegano gli animali dentro loculi fatiscenti e fanno uscire i cani solo nel periodo della caccia, sennò prendono brutti vizi, dicono. Vai a vedere le scuole di addestramento per cani alla caccia, gli allevamenti. E poi se c’è un tal numero di cani in giro non capisco perché bisogna sponsorizzare gli allevamenti? Un punto fondamentale su cui dobbiamo batterci è proprio vietare la vendita. Stiamo parlando di esseri viventi e non di oggetti. Se uno compra un cane l’idea è “pago, quindi, tutto è legittimo e quando mi stanco lo butto via”
Quanti bambini vedendo i cuccioli in vetrina chiedono alla mamma il cagnolino che poi finiscono abbandonati per le strade? E poi anche negli allevamenti c’è l’orrore, ci sono cagnolini che vengono soppressi se non nascono “perfetti” e cagne stremate dai troppi parti. Ripeto bisogna chiedere a viva forza la fine del commercio degli animali, se cancelliamo l’interesse economico anche il randagismo non sarà più un business.

RICCI: Bisogna incentivare le adozioni presso strutture di recupero sociale, anche le strutture per gli anziani e gli ospedali per attivare la “pet therapy”?

ELIANA: Sì. In Italia ci sono tante strutture con cui si potrebbero iniziare progetti di adozione. Ci sono anche tante persone anziane che prenderebbero un cane per compagnia, ma non ce la fanno perché hanno una pensione minima. E’ in questo senso che bisogna aiutare con degli incentivi. La “pet therapy” è un’altra soluzione. Gli ospizi, gli ospedali, le case famiglia, ci sono tante realtà adeguate; però bisogna lavorare per il cambiamento. Ma le proposte migliori non vengono mai considerate.

RICCI: Cosa bisogna fare riguardo i cani ciechi?

MARCELLA: Se per i cani normali in canile la vita è dura per i cani ciechi è impossibile. Per loro occorre una sensibilità diversa, sensibilità che i gestori dei canili non hanno. Li ammassano nelle gabbie insieme agli altri. Invece andrebbero immediatamente segnalati ai volontari, ai sindaci (vorrei ricordare che i sindaci sono responsabili della salute dei cani ospitati nei canili) e per loro bisognerebbe trovare con l’aiuto delle ASL una sistemazione migliore all’interno del canile se non è possibile l’adozione immediata. Quindi sarebbe necessaria una gabbia più grande, con controlli diversi durante la giornata. Un cane cieco spesso non riesce a mangiare da solo e va aiutato. Se è in una gabbia con altri animali, non riuscirà a mangiare quei pochi croccantini che vengono lanciati per altri 20 cani. Puoi fare un giro a Campobasso per rendertene conto di persona, oppure scegli tu a caso un canile della Campania, della Sicilia, della Puglia, della Basilicata.

RICCI: Cosa pensate della sterilizzazione?

GIULIA: Se mi chiedi se la sterilizzazione oggi è un mezzo per arginare il fenomeno del randagismo ti dico che dobbiamo ricorrerci, ma anche qui bisogna fare dei controlli, perché vengono sterilizzati anche animali vecchissimi, rinchiusi in canile da chissà quanto e subito dopo la sterilizzazione vengono ricacciati nelle fetide gabbie a rischio infezione. Non si sterilizza a caso, si sterilizza con cognizione. Sai che ci sono animali sterilizzati dalle ASL rimessi ancora sotto anestesia sul territorio vicino a tangenziali e strade con traffico altissimo. Molti muoiono subito, le macchine le investono. Me lo spieghi che senso ha sterilizzare un cane per farlo morire?

RICCI: Che bisogna fare affinché i cani non entrino nei canili?

GIULIA: Da una parte bisogna educare la gente; dall’altra applicare pene severissime non solo per chi abbandona un cane ma anche per chi lo maltratta. Ti pongo una domanda a te che vivi in Inghilterra: perché in Inghilterra non c’è il fenomeno del randagismo? E voi siete riusciti anche a risolvere il problema degli stadi e giocate senza le protezioni necessarie in Italia. Una mentalità si costruisce su più fronti, non solo la cultura, ma con servizi adeguati. Le ASL funzionano, vigili che fanno il loro dovere, le associazioni sono serie. Non mi stancherò mai di ripetere che gli animali sono esseri viventi ed è questo il concetto primario su cui bisogna lavorare. E’ necessaria una nuova cultura per le nuove generazioni. E bisogna parlare alla gente, tentare di capire i problemi. Se una persona anziana non può mantenere il cane e lo porta al canile va aiutata anche dalle associazioni che prendono i contributi e magari li spendono per il giornalino patinato. Bisogna insegnare alla gente che se un delinquente abbandona un cane per strada la gente non deve avere paura di denunciarlo. Ma siamo indietro anni luce.

RICCI: Ma l’Inghilterra non è il Regno dei Cieli per gli animali, per esempio il livello della vivisezione è altissimo e l’abbandono per la crisi economica è aumentato. Ma non si abbandonano cani per strada si consegnano alla RSPCA. Certo, c’è una cultura differente. Io vivo tra migliaia di pecore e agnelli liberi , se ci fosse un solo randagio capiterebbe un massacro, ma non lo vedi mai. Cafasso qui non vivrebbe. SHAC gli si scatenerebbe contro. Cafasso troverebbe pane per i suoi denti. Ma anche qui accadono cose innominabili. Con una differenza: i media denunciano. Non devi pregare in ginocchio la media-crazia per avere un misero articolo pubblicato. Sinistra o destra lo fanno. Riguardo agli “ hooligans” il fenomeno è debellato e latente allo stesso tempo. I tifosi del West Ham e del Millwall qualche mese fa si sono massacrati di botte. Vi faccio un’altra domanda: secondo voi va creata una figura di un controllore che, almeno una volta al mese, vada a controllare l’effettivo stato di salute dei cani, senza, ovviamente, informare prima?

ELIANA: Sì, vanno create altre figure. E poi chi gestisce un canile dovrebbe avere uno stipendio. Non un guadagno legato al numero degli animali presenti nel canile. Così non impedirebbe le adozioni dal momento che i cani non sono più una fonte di reddito. Il canile deve essere un luogo “aperto”, nel cuore della città, non un luogo fuori dal mondo dove nessuno può sapere cosa accade. Ci dovrebbe essere, oltre il controllo da parte dei veterinari, un controllore esterno, che cambia ogni due mesi, che relaziona sulla salute dei cani, sull’igiene, sullo stato psicofisico degli animali, sul tasso di mortalità, sul numero di adozioni ecc…ecc…In questo senso il canile, ristrutturato come parco, potrebbe essere un luogo di lavoro per addetti alla manutenzione, e alla cura dei cani.

RICCI: Perché non una telecamera nei canili?

MARCELLA: Le telecamere nei canili sarebbero un’idea rivoluzionaria. Controllerebbero quello che succede. Allora si vedrebbe tutto. Abusi, violenze stato degli animali. Tutti gli orrori sarebbero evidenziati.

RICCI : Mi è stato detto di un canile delle Marche. Questo canile è privato, e non fanno adozioni, i cani vivono ammassati dentro i box senza mai uscire (ci sono 260 cani!) A una volontaria è proibito l’ingresso perché ha fatto troppe adozioni. Meno cani meno soldi. E le Marche non è nel Sud. Questo problema è un problema generale?

ELIANA: E’ un problema nazionale ma più accentuato nel sud.

RICCI: I canili privati vanno aboliti?

GIULIA: Si, assolutamente. Ci sono privati che con i canili si sono costruiti le ville. Facciano un’indagine sui canili privati e vedrete i risultati. Oppure prova tu a entrare e vedrai. Vediamo se ti mostrano tutto il canile. Per entrare chiedono un appuntamento e mai potrai vedere tutto il canile, ma solo quello che loro vogliono farti vedere loro. “Sei a casa mia” dicono. E se non sono d’accordo con te, non potrai nemmeno replicare, e quando ti diranno di accomodarti fuori dalla struttura sarai obbligato a farlo.

RICCI: Bisognerebbe raggiungere i possessori dei cani non pensate? Ma è mai possibile che in un paese dove quasi 5 milioni di famiglie possiedono uno o due cani non si riesce a informare la gente dell’orrore che accade? Non tutti saranno sensibili ma una gran parte lo sarà. Come è possibile una tale assurdità?

MARCELLA: Dipende dal fatto che gli animalisti sono divisi. Se fossero uniti tutto si potrebbe fare.

RICCI : Purtroppo nella nostra società l’alternativa alla gabbia è la soppressione; togliere le gabbie è come dire non bisogna mangiar carne. Sono due processi culturali che ci mettono decenni a maturare. La liberazione animale è un processo lento; dai canili lager si dovrebbe passare ai canili che rispettano la legge, e ai canili che diventano luoghi di transito dei cani che devono in ogni maniera essere promossi per l’adozione. E poi c’è la battaglia per le sterilizzazioni e il divieto di allevare e vendere animali…siete d’accordo?

GIULIA: La liberazione degli animali è lenta perché si continuano a chiedere le stesse cose, e se anche le associazioni animaliste chiedono la costruzione di altri canili vuol dire che la liberazione animale non avverrà mai. L’alternativa ai canili non è la soppressione. Sembra che possa esistere solo una cosa o l’altra. Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di esseri viventi? Che stiamo decidendo della loro sorte? Oppure non devono più esistere? Ci sono già stati tanti folli nel mondo e uno si chiamava Hitler. Voleva uccidere tutti. Massacrare gli ebrei, i rom, gli omosessuali. Nel mondo gli animali purtroppo subiscono le stesse decisioni folli; li incatenano negli allevamenti intensivi, li imbullonano per il foie gras, li torturano nella vivisezione, li rinchiudono in gabbie. Che dirti ancora? Se non ci rendiamo conto di quanti Hitler ci sono in giro non c’è speranza per la liberazione degli animali.

RICCI: E’ vero che ci sono ragazze che salvano i cani a Napoli?

GIULIA: Il Sud non è solo i canili – lager e Cafasso. Ci sono tante associazioni e gruppi di persone che salvano i cani dalla strada, li tengono e curano in casa, per risparmiare loro i canili lager e anche in grande numero e cercano adozioni a più non posso, in tutta Italia. Hanno amici nelle ASL e veterinari che li proteggono dai sequestri e dagli sfratti. E’ una grande rete di solidarietà di gente napoletana che studia e lavora in altre città d’Italia. La rete che parte da Napoli si dirama attraverso le grandi province Roma, Firenze, Milano, Bologna. I cani passano di volontario in volontario, di casa in casa fino ad arrivare nella legalità e con i dovuti controlli alla loro nuova famiglia di adozione. Spesso i cani vengono accompagnati sui treni da Napoli a Roma da ragazzi dei quartieri spagnoli che fanno la staffetta…

MARCELLA: Si, non c’è solo l’orrore di Cafasso, ma anche il rovescio della medaglia. Ci sono donne e uomini (ma soprattutto donne) che sacrificano tutto per salvare cani e gatti dalle strade campane…seguendo iter legali…apparentemente controcorrente…

ELIANA: Ora una domanda te la pongo io, Paolo, prima che parti per Venezia.
Sentendo tutto questo che hai pensato?

RICCI: Mi sono venute in mente tre cose:
il film “L’Esercito delle 12 Scimmie” e dei versi di due poesie di Pasolini, una rivolta al Papa (A un Papa); ma in questo caso rivolta a tutti noi, inclusi gli animalisti, che dice:

Non fare il bene, questo significa peccare
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

L’altra rivolta alla nazione (Inno alla nazione) che dice:

Sprofonda nel mare azzurro e libera il mondo.

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