Islam e animali

L’Islam e gli animali

Mr Pace e lo scontro di civiltà

A Londra vivevo a Wimbledon Park a un paio di chilometri dai famosi campi di tennis

Non lontano da dove era la mia casa, a Stroud Road, c’era il campo di calcio di Wellington Road.

Prima delle partite mi allenavo con un portiere pakistano. Più tardi dalla moschea arrivavano dei bambini che giocavano a calcio con mio figlio. La zona era multiculturale. C’erano chiese cattoliche, anglicane, una moschea dipinta di bianco a Ryfold Rd (che sarà stata in linea d’aria a 80 metri da casa mia) e – a un paio di   chilometri – era possibile visitare un tempio buddista tailandese. Si viveva in armonia senza problemi. Tutti in pace. Rispetto e simpatia.  Poi un giorno avvenne questo: mentre uscivo con il mo cane Max, incrociai un vecchio pakistano con la moglie  velata. Non era coperta da un Burqa ma semicoperta da un Hijab; quando il vecchio ci vide si piazzò davanti alla moglie per difenderla quasi avessi al guinzaglio una tigre del Bengala, e nel difendere la donna velata agitava il bastone. Max, un cane pacifico, guardava con curiosità il vecchio che urlò: “Tieni quel fottuto cane lontano da mia moglie!” Altre volte ci eravamo incrociati ma mai nello stesso marciapiedi e mai il vecchio aveva agitato il bastone in quella maniera aggressiva. Max per me era come un figlio e cercai di  capire perché il vecchio si dimenava tanto. Volarono improperi da una parte e dall’altra. Improvvisamente si aprì la porta della casa di un mio vicino, Mr. Pace, (Pace in inglese significa “passo”  e si pronuncia “peis”) e il vecchio zoppicante intervenne nella querelle agitando anche lui un bastone nodoso. I due vecchi claudicanti si affrontarono in un comico combattimento. Eravamo davanti a un autentico scontro di civiltà. Pace era un vecchio intellettuale che ricordava Schopenhauer, una specie di “Pace contra mundum” che viveva in uno stato di guerra totale con la moglie. Una “War of the Roses” all’ennesima potenza, una guerra coniugale di proporzioni nucleari. Sentivo spessissimo le violente liti che erano anche abbastanza comiche; diciamo che era un menage fantozziano. Alla vista del musulmano che minacciava Max col bastone, Pace si scaraventò verso il vecchio con l’intento di colpirlo e il maomettano reagì con fendenti mentre la moglie urlava impazzita. A quel punto un colpo raggiunse il deretano di Max che cominciò a ringhiare e a mostrare i denti. Esplose una baraonda incredibile. Roba da Amacord felliniano. Pace chiamava il vecchio musulmano “rag head” testa di stracci e   minacciava di infilargli il bastone nodoso tra le natiche pelose bestemmiando come un toscano ubriaco. La donna urlava istericamente. Un fendente mi arrivò sulla spalla, un altro sfiorò la nuca. Al secondo colpo sul muso di Max il cane divenne idrofobo. L’alterco si concluse solo quando riuscii a prendere di forza Pace e portarlo a casa sua, e mentre lo strascinavo via con Max ringhiante il vecchio musulmano ci tirò dietro tutte le maledizioni possibili immaginabili mentre Pace rispondeva urlando cose irripetibili, roba da fargli appioppare dai santi Mullah una mammasantissima di fatwa. Altro che Rushdie e i versetti satanici. Ci sedemmo nella sua sala da pranzo. Pace agitatissimo chiamò la moglie e le chiese di portare un tè verde. La donna rispose acidamente invitandoci a farcelo da soli e mi invitò anche a stare attento che il cane non pisciasse sul tappeto. A quel punto dissi al vecchio inglese di attendere alcuni minuti. Lasciai Max a casa di Pace, presi una bottiglia di whisky scozzese da dove abitavo e tornai indietro. Pace si trangugiò quasi l’intero contenuto della bottiglia e mentre diventava sempre più rosso e arzillo mi spiegò perché si era imbestialito con il vecchio musulmano. E furono tre ore indimenticabili e profondamente istruttive. Mentre parlava si assicurò che la megera fosse chiusa fuori a chiave “tanto origlia comunque… ”

Pace non era razzista. Era laburista e non aveva nulla contro la società multiculturale.

Però amava i cani a dismisura e detestava quello che i musulmani pensavano dei cani.

Proverò a sintetizzare quello che Pace mi disse che fu confermato dalle ricerche che feci più tardi.

Devo dire che gli animali hanno sofferto sempre per le religioni. E non è cominciato tutto con le religioni abramitiche; l’ispirazione ai massacri animali risale agli albori del tempo. I pagani non sono stati meglio degli altri. Ma almeno non svuotarono la natura totalmente come fecero le religioni monoteiste (ammesso che il cristianesimo trinitario possa essere considerato una religione monoteista ).

Il massacro animale è parte integrante della visione teologica dell’Occidente e del medio oriente

Giorni fa rileggevo l’Anabasi di Senofonte. Ci riflettevo. Senofonte nell’Anabasi appare come un uomo religiosissimo. Nel mondo pagano la religiosità è definita dallo sventramento di animali.

Se vuoi sapere se tua moglie ti tradisce sventri un capra e dalle budella l’aruspice capisce la verità.

Sventri una pecora e sai se hai le corna. Più sei religioso più apri ventri di animali per vedere quello che gli Dei decretano o il Destino sancisce. E Senofonte apre pance a profusione. Ma quello che mi ha colpito è quello che ho letto nel libro III 2, 11-14; Senofonte spiega che quando gli ateniesi  affrontarono i persiani promisero ad Artemide che se avesse concesso la vittoria avrebbero sacrificato una capra per ogni soldato morto. E le promesse agli Dei vanno mantenute. Nel  490, dopo Maratona, i persiani furono sconfitti. E i persiani morti erano un’infinità. Allora gli ateniesi si chiesero: dove troviamo tutte queste capre? Impossibile. E dissero ad Artemide: “Santo nume, te ne sacrifichiamo 500 all’anno di capre…  così sei contenta… tu capisci… di più non ne troviamo…”

E Senofonte, nel 401 a. C. – cioè 90 anni dopo – ci informa che gli ateniesi stanno massacrando ogni anno le 500 capre promesse con grande regolarità. Quindi la violenza non è cominciata con il Dio abramitico, che è poi il Dio delle tre religioni, la violenza verso esseri inermi e innocenti è nel nostro DNA.

E’ la specie bellezza!

Ma torniamo a Pace. Pace era un anglicano classico. Uno che la chiesa non la frequenta e sul problema di Dio  ha una posizione agnostica e distaccata. Ma quello che lo faceva imbestialire era l’idea che una casa ove viveva un cane non potesse essere visitata dagli angeli.  E leggendo quello che dicono i sunniti deduciamo che il cane è un animale impuro e sporco, che è haram, che è roba per miscredenti. E che tutta l’acqua del mare non può ripulire la sua sporcizia fisiologica. Leggiamo che se lecca un piatto va lavato sette volte, una volta con la terra. Leggiamo che i cani possono essere tenuti per la caccia e per fare da guardia. Che i cani neri (il colore del  mio Homer)  sono malvagi, anzi diabolici e che gli angeli non vengono nella tua casa se hai un animale impuro.

E cosa suggerisce il Mullah  saudita dal momento che non e possibile tenerlo in casa?

Suggerisce  di metterlo in un canile (magari in quello di Cafasso) o lasciare la porta aperta e fare in modo che scappi e che diventi un  randagio (sic!). Mr. Pace mi diceva queste cose, accarezzava Max  e fremeva.

Allora non conoscevo in dettagli queste ingiunzioni e nel sentirle provai un senso di schifo profondo.

Ha ragione Richard Dawkins: le religioni sono letali. Delle religioni abramitiche l’Islam è la peggiore verso gli animali. L’Islam è eminentemente antropocentrico. Certo  tra il mare di roba che gira, tra gli infiniti hadith che circolano si trovano detti che cercano di  attenuare la visione orrenda verso gli animali. Certo, ci furono Sufi vegetariani, ci furono Abu Al Alaa Al –Maari e Avicenna anche loro vegetariani, e gli hadith

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